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Archivio mensile:agosto 2010

Certo bella. Un po’ una pera di depressione nelle vene però.

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Spesso a lavoro mi viene chiesto di aggiungere funzionalità o correggere  fastidiosi bug in programmi che non ho sviluppato io.
E certe volte succede che in realtà le linee di codice che sembrano correggere il bug o aggiungere la funzionalità in questione siano già presenti, ma “commentate” cioè scritte in modo che il programma non le possa leggere, le salti.
Allora mi sembra di essere un esploratore in un antico tempio abbandonato: chi ha scritto quelle linee, perché sono state commentate, perché gli abitanti hanno abbandonato i villaggi nei dintorni, quale abominio si nasconde dietro la tranquillità di questa giungla, cosa succederà se includo di nuovo il codice nell’esecuzione.

Interrogativi senza risposta. Per ora.

Curioso eh? Tutti i blog di italiani in Nippon che seguo descrivono il Giappone in maniera tale che tu pensi poveraccio ma che cazzo avrà fatto per essere stato deportato in quel inferno? Anche io ne ho a volte parlato in tali termini, nonostante mi sforzi di essere equilibrato nei giudizi (ove possibile).
E allora mi sono chiesto che cazzo ci faccio ancora qui se le donne non la danno, il lavoro è mostruoso, i giapponesi dei coglioni?

Mi son detto sei masochista mio caro e anche un po’ stronzo, però hai alcuni motivi e te li concedo.

1) Inerzia: molte cose nella vita vanno avanti per inerzia, rapporti, abitudini, amori, matrimoni. In questo momento sono in Giappone per la spinta propulsiva dei 10 anni passati. Adesso il cambio è a folle, ma la velocità mi spinge ancora finché non riprenderanno a girare gli ingranaggi o non gireranno definitivamente i coglioni e me ne andrò.

2) Lavoro: nonostante tutto qui ho un lavoro, cosa che non posso dire se tornassi in Italia o me ne andassi via (anche se il tempo passa, l’esperienza cresce e le conoscenze si affinano). Qui quantomeno qualcuno è stato disposto a investire su di me e io gliene sarò sempre grato. D’altra parte l’Italia dopo la laurea mi ha praticamente abbandonato. Ogni tanto la cosa mi fa ancora un po’ incazzare.

3) Outsider: molti si lamentano che uno straniero sarà sempre straniero in Giappone, anche dopo 20 anni. E’ vero e meglio così: mi piace essere l’outsider della situazione, quello che anche se si comporta un po’ così vabbé è straniero dai. Ve l’immaginate a dover essere in tutto e per tutto come loro? Certo c’è il rovescio della medaglia, l’esclusione da cose che per i giapponesi sono più facili da raggiungere. Tuttavia più che insistere su quelle forse si dovrebbe sfruttare il vantaggio di avere un piede qui e uno in Italia per realizzare una vita che colga i vantaggi di entrambi i lati. Un giorno capirò come fare.

4) Giappine: croce e delizia, spero ancora che riservino altre delizie e meno croci. Si sa le giapponesi ci piacciono un po’ a tutti e mi mancherebbero molto. Qui si riflette anche il fattore outsider: è sempre piacevole quella luce negli occhi quando dici che sei italiano.

5) Il katsukaree: lo adoro.

6) Varie ed eventuali: le varie comodità nipponiche treni, efficienza, cortesia eccetera eccetera. Queste le potete leggere in qualunque blog.

E voi bloggatori incazzosi residenti in nippolandia, ditemi un po’: perché state qua?

Direi che è andato tutto bene, forse il miglior torneo fino a ora: nonostante improvvisamente fossimo rimasti con un uomo in meno tutto è andato liscio come l’olio e io mi sono vendicato contro il tempo di merda per il macello che mi aveva combinato a Niigata l’anno scorso.

Ma cosa vado a fare esattamente a questi tornei? Immagino che alcuni se lo stiano chiedendo, visto che dopo il post sul Censis c’è gente arrivata qui con la chiave di ricerca “che lavoro fa Tonari”.
Di solito ho a che fare con Visual Basic, SQL Server e ASP, ma la mia azienda lavora spesso a eventi sportivi, maratone, interhigh, tornei nazionali: cronometriamo, prendiamo i tempi e in pratica ci occupiamo di tutto il sistema che rende possibili i punteggi e la composizione dei turni di gara. Io sono specializzato in canoa e canottaggio, in particolare mi occupo del settaggio della camera per il photo finish e del software collegato, tiro cavi, monto la lan, bestemmio. In particolare in questa ultima attività sono un vero campione.

Stavolta dicevo è andato tutto liscio. Il tempo a Okinawa è stato inclemente, ma più che inclemente direi fetente: il clima tropicale fatto di improvvisi rovesci e subitanee schiarite si è mostrato in tutta la sua tipicità, costringendomi sin dalla prima mattina a settare il tutto con tanto di protezioni per la pioggia, uno dei problemi maggiori visto e considerato che la camera è posta fuori, di solito su una torre alta svariati metri (lavoro non consigliabile se soffrite di vertigini). A Niigata era successo un casino: evidentemente io e l’altro che era con me avevamo trattato la cosa con leggerezza, alcuni apparecchi si erano bagnati per la forte pioggia e il primo giorno avevamo passato l’inferno, col segnale dello start che non arrivava e io che giuravo al tifone tremenda vendetta.

Stavolta ero da solo, ma la vendetta è giunta: nulla ha potuto il divino Zeus, la sua acqua e il suo vento. Lo scudo antipioggia da me approntato ha retto perfettamente tutti gli attacchi, mentre io guardavo le nubi col culo un po’ stretto, ma con un sorriso sempre più arrogante, man mano che il tempo passava. L’ultimo giorno gli elementi gridavano vendetta, mandandoci altra pioggia ed altre raffiche proprio mentre stavamo smontando tutto e poi del sole e del caldo, per farci sudare fin nelle mutande quando caricavamo sul furgone tutto l’equipaggiamente: ma era solo l’ultimo urlo di un cane bastonato, avevo vinto e a Eolo e Zeus non è restato altro che ritirarsi, nell’attesa dei tornei nazionali di Chiba a settembre.

E io vi aspetto, non ho paura.