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Archivio mensile:dicembre 2010

Come direbbero i Virgin Steele

Smile on the Son,
I am returning
back to the home of my birth

Certo lì Oreste tornava a Micene dopo l’assassinio di suo padre Agamennone da parte della moglie Clitemnestra, mi auguro di non trovare la stessa situazione.

The house of Tonarus act II

 

Le Akb48 sono un gruppo idol molto conosciuto in Giappone, formato da 48 ragazze adolescenti in grado di solleticare la fantasia di uomini di ogni età (cospicua parte dei discorsi dei miei colleghi sulla patata verte intorno a loro).

E queste sono solo cinque.

Divise in 3 squadre (A, K e B appunto),  rispetto al solito gruppo idol di turno hanno la particolarità di esibirsi ogni giorno in un teatro di Akihabara (non tutte insieme penso), per cui chiunque può andarle a vedere più o meno quando gli pare. Una buona trovata devo ammettere e in effetti raccolgono consensi, merchandising, ascolti, pubblicità e chi più ne ha più ne metta.

Già tempo fa avrei voluto dedicare loro qualche riga dopo aver scoperto una serie di filmati su Youtube in cui alcune di loro compaiono come “protagoniste”. Eccone uno.

Chi capisce il giapponese ne avrà compreso l’infinita tristezza, per gli altri brevemente ogni video tratta di una ragazza che confessa il suo amore a un senpai (qui compagno di scuola più anziano) in procinto di lasciare le superiori per l’università. I video sono tutti resi in POV, parola molto cara a tutti gli smanettoni internettiani (a buon intenditor…), ovvero Point of View, prima persona. L’intento è chiaramente quello di dare al nerd di turno maniaco delle AKB e distante anni luce dalla patata vera la possibilità di immedesimarsi nella situazione e sentirsi dire “Mi piaci” dall’esile vocina di una di queste ragazzine, mentre l’immaginazione galoppa e un improvviso warp lo porta ulteriori galassie lontano dalla gnocca reale (sì esatto, sono stato anche io un nerd).

Avevo intenzione di parlarne ho detto, ma alla fin fine la tristezza a palate non era riuscita a vincere la mia pigrizia (tristezza vs pigrizia una bella lotta comunque).

"Un neeeerd per sbaaaagliooo"

Però oggi mi sono convinto! E sapete perché? Perché ho scoperto che le AKB mi hanno dedicato una canzone!!! Tonari no Banana!!! :D La banana di Tonari! Ma potevate dirlo subito mie care! :D

Eccola in tutto il suo splendore (la canzone eh) fino al minuto 2:35 (poi seguono altri pezzi curiosamente tutti registrati in costume da bagno, ma è un caso).

Sono cerebralmente commosso :’)

E infine mentre scrivevo questo post e cercavo delle immagini ho trovato questo pregevole pezzo di merchandising AKB e ho pensato WTF OMMIODDIOOOOOO MA CHE CAZZO E’!!!!!!! Poi l’ho scoperto.

Il mousepad per il programmatore che non chiederà mai.

L’autunno, lo sappiamo tutti, è la stagione dei momiji, degli amaguri e dei concorsi di bellezza universitari.
Tra questi spicca Miss of Miss Campus, una sorta di “Champions League” tra tutte le ragazze che si sono laureate Miss della propria università.
Ieri sono state annunciate le 10 finaliste (su 58 partecipanti) tra le quali il 23 a Odaiba (Tokyo) verrà scelta la Miss Universitaria Super Mega Totale 2010. Le potete trovare sul sito ufficiale che forse è uno dei peggiori che abbia mai visitato: zero html e un’unica immagine per ogni pagina con tutto ciò che ne deriva (impossibilità di evidenziare testo e copiare singole foto, pessima indicizzazione nei motori di ricerca). Non c’è nemmeno la trascrizione del nome delle Miss, indispensabile spesso agli stessi giapponesi per capire la pronuncia, e la pagina del profilo è a dir poco scarna. Certo si possono andare a recuperare le informazioni nei vari siti dei Campus Contest, ma bisogna perdere un sacco di tempo.
Il concorso ha una certa rilevanza mediatica, il che finalmente ci permetterà di conoscere la vincitrice senza andare a cercare tutte le finaliste a casa (non che mi dispiacerebbe), inoltre come Miss Keio è spesso anticamera del mondo dello spettacolo e ne sono uscite molte annunciatrici televisive (Takami Yuri, Matsuoka Yoko e Washio Haruka per dirne tre prese a caso in questo momento da wikipedia).

E a proposito ovviamente la Keio non c’è, non potrebbe essere altrimenti, e io a questo punto potrei tifare per la rappresentante dell’Università di Osaka (Minamikawa Natsuki), data l’affinità territoriale, se non fosse che quella della Tokyo Kasei (Suzuki Haruna) mi sembra molto più interessante (ma devo visionare ancora bene). Al cuor non si comanda.

Nella foto le 10 miss mentre invitano gli spettatori all'onanismo.

Ecco stamattina arrivare la bella news di una maratona domani e domenica a Fukuoka a cui un mio collega non può andare perché malato. Ci credo che è malato visto che ha lavorato quasi un mese e mezzo senza prendersi un dannato giorno di ferie. Perché non si danno una regolata una buona volta? Ma lasciamo stare questi discorsi.
Così in ballo per sostituirlo c’erano tre persone: il mio caposezione, il mio capufficio e io.

Il caposezione ha fatto questa faccia.

"Io veramente domenica avrei un impegno..."

Il capufficio invece ha fatto questa faccia.

"Beh se proprio non può andarci nessuuuunooo...."

Indovinate chi va a Fukuoka domani :)

Come già successo il 30 novembre, anche ieri il Giappone, fermamente contrario al proseguimento del Protocollo di Kyoto, si è guadagnato il poco ambito premio per il discorso più retrogrado alla Conferenza delle parti che si sta svolgendo a Cancun nel contesto della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici.

Posso azzardare un parere? Non mi stupisce. Ritengo i giapponesi un popolo per molti versi straordinario, ma dedito a un progresso fine a sé stesso più che al “servizio dell’uomo”. Il fasto dei negozi, il treno puntuale, il conbini sempre aperto,  sono cose belle e comode, ma prima di tutto ci comunicano come sia giusto produrre tanto, produrre in fretta e produrre sempre.
A fornire il motivo di questa folle corsa si mette la ditta, qualunque ditta, coi suoi nobili principi aziendali improntati al miglioramento dell’umanità, alla cortesia, al contributo alla nazione, a altri importanti valori che agli occhi di un povero gaijino appaiono come scuse per non ammettere di essere criceti ognuno in piena corsa nella propria ruota.

A volte sarebbe meglio fermarsi e stare un po’ in santa pace.