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Archivio mensile:febbraio 2010

In giro per la rete ho trovato un articolo che è il perfetto esempio di un pezzo scritto in maniera convincente, ma dai contenuti totalmente fuorvianti.

Ve lo riporto e lo commento dal basso della mia ormai triennale esperienza nipponica.

Il tema è: come ci si comporta in un ristorante di sushi.

Nel video qui sotto troverete le linee guida su come comportarsi in un Sushiya, che riassumerò brevemente qui sotto per chi non ha dimestichezza con l’inglese.

1) Per entrare bisogna scostare le tendine e per farlo si posa la mano destra a 48 gradi a 3-4 cm dall’angolo, si spinge e si entra, se per caso si arriva meno di mezzora prima dell’ora di chiusura si usa la frase Mada Yatteru ? (è ancora aperto?)

Ragazzi mi raccomando, righello e goniometro alla mano, QUARANTOTTO GRADI, 3-4cm dell’angolo! Ma che cazzo è un enigma di Myst?? Dov’è il pulsante che apre la porta segreta per mangiare sto cazzo di sushi che c’ho fame?? Lo devo cercare quando il sole è allo zenit??

2) Una volta all’interno per sederci nei posti vuoti dobbiamo chiedere ai clienti gia presenti se il posto è libero oppure è occupato, con la frase:
con un inchino Koko Yoroshii desu ka? (posso sedermi qui?) in genere rispondono con Douzo! (certo, prego si accomodi pure)

Certo, ma solo se sei al bancone e ti siedi vicino a qualcuno AL LIMITE. Non è che in mezzo al ristorante fai un annuncio “Mi sto per sedere!! Posso sedermi qui!?”
Se sentite un “E sti gran cazzi?” vuol dire che sono nel vostro stesso locale.
La prossima è così bella che la devo dividere in due

3) In un Shushiya non ci sono ne camerieri ne cameriere si chiede direttamente al Taisho l’ordinazione e le bevande.

E’ possibile che l’ordinazione si faccia a chi ti prepara da mangiare (non solo al sushiya), ma che non ci siano camerieri la vedo molto improbabile… non è che sto povero cristo di taisho oltre a preparare da mangiare deve pure stare alla cassa, portar da bere, lavare i piatti, dare la cera, togliere la cera. In sushiya molto piccole e dal clima particolare chissà… di sicuro non è la regola.

con le bevande se si è in coppia (due colleghi di lavoro per esempio) il piu basso in grado versa per primo la bevanda nel bicchiere della persona di grado superiore dicendo mentre versa maa maa maa maa chi riceve il favore rispondera contemporaneamente con Oh toh toh toh, se si è in coppia, è la donna che versa per primo all’uomo e poi lo versa a se stessa.

Sì cip cip cip e bau bau bau! Non escludo categoricamente uno simile scambio di versi (ce li sento), ma siamo di fronte a un’altra esagerazione. Quella sulla donna è vera.
Anche la prossima è stupenda, la divido in due.

4) Quando riceviamo il sushi possiamo finalmente gustarlo, si versano 20cc di salsa di soia nell’apposita ciotola si prende il sushi con le sole tre pirme dita della mano, lo si gira e si imbeve ben bene il sushi (facendo in modo che il riso del del quale è composto non perda la sua consistenza),

20cc NON UNO DI PIU’ CHE SE NO MI INCAZZO!!! Hai dimenticato il misurino a casa???? Ma come io ti porto a mangiare al sushiya e tu non porti nemmeno il misurino? Sulle dita bah, il sushi si può mangiare con le mani, il resto è esagerazione.

si inclina la testa a 45 gradi e si mangia in un boccone unico, se rimane del riso sulle dita, e ammesso leccarsele (leggermente°_°) per poi asciugarsi le dita sull rotolo di asicugamano che è posto vicino a dove si è seduti.

Dove cazzo l’ho messo il goniometro?? Era qui che c’avevo fatto delle misure prima all’ingresso! E il rotolo di asciugamano potremmo anche chiamarlo col suo vero nome, oshibori, magari mettendoci una nota esplicativa… vabbé che la vita è un rotolo di carta igenica (messaggio promozionale), ma non mi pare si sia mai parlato di asciugamani.

5) Dopo aver mangiato il sushi si deve ringraziare il Taisho, (anche se non era buono!!) con la frase iia umai yo, taisho! (era buono,taisho!)

6) Se non sapete cosa prendere potete chiedere consiglio al Taisho con la frase taisho, nani ka wo susume wa? (Taisho cosa mi consiglia?) importante non chiedere MAI quali sono gli ingredienti.

Bah, sì vabbè passo. Queste son cose in linea di massima giuste. Certo che se te ne vai senza dir nulla al Taisho non sarà sta gran tragedia. E ora the best.

7) Alla fine del pasto si prende l’ agari il Tè, Agari significa Ah, Gari desu (una frase per dire sono sazio non mangio piu sushi)

Ooooh signor Gari! Ma come sta? Tutto bene la famiglia??
Sono sazio, non mangio più sushi? Forse volevano dire “Sono sazio, non mangio più sushi, non so il giapponese, ma scrivo cazzate che poi la gente prende per buone”! Così è molto più fedele!
Non esiste un’espressione del genere, agari vuol dire fine e viene da agaru, alzarsi. Oh e stiamo parlando di una parola come “alzarsi” eh, mica “catarifrangente” o “turcimanno”!

8 ) A fine pasto ecco che si deve chiedere il conto, si chiama il Taisho e con le dita si fa il gesto di una X che indica non posso piu stare qui e quindi la richiesta del conto, il conto verrà pagato dal piu alto in grado del gruppo e in caso di una coppia dall’uomo. Ovviamente se si è fra amici e colleghi ci sara una “disputa” (molto pacata) per chi deve pagare il conto, ma sara sempre chi è di grado più elevato a dover “vincere”.

Baaaah altre esagerazioni. Sta storia della X forse devo averla sentita da qualche parte, ma poi che si paghi per la donna o che paghi sempre quello di gradi più alto… bah. La donna al limite se speri di trombare (ma lo sconsiglio – di pagare per lei, non di trombare -). E il gran finale!

9) Quando si esce ci si rivolge al Taisho e si dice gochisou sama mata kuru yo (Grazie mille, verro ancora!), per uscire non scostiamo le tende con le mani ma le apriamo con la testa.

Mi sa che qui qualcuno la testa deve averla lasciata sullo spigolo! Però fortunatamente non devo piagarla stavolta… dopo 15 piattini di sushi mangiati a 45 gradi cominciavo ad avere un certo torcicollo!
Ma figuriamoci… non conosco a fondo il bon ton giapponese, ma questa è un’altra esagerazione bella e buona.

Purtroppo il video che viene citato all’inizio non è più disponibile: secondo alcuni utenti del sito esso sarebbe stato completamente ironico, per cui, ammettendo sia vero, non solo l’autore del pezzo italiano fuorvia i lettori, ma secondo me non ha capito nemmeno lui che si stava scherzando!

Il problema però è che la gente non arriva in fondo a leggere i commenti e a ste cose finisce per crederci, come se già non bastassero gli obblighi, le etichette e le cazzatine varie che già ci sono in Giappone!

Comunque visto che ci sono altri frequentatori del blog ferrati in materia nipponica, vi lascio l’onore di commentare e eventualmente smentirmi. Io nel frattempo cerco di procurarmi un buon geometra per la prossima mangiata di sushi.

Ah, gari.

Il topic di maggiore successo della mia vita forumistica (ci sarebbe anche quello di Path to Pelantas su Hattrick ma è troppo nerdaceo).
Lo rileggo sempre con piacere.

“Ieri mi sono ritrovato in una sala giochi e lì ci ho trovato un reperto dell’era arcaica, Street Fighter nella sua versione Champion Edition (quello in cui potete selezionare anche i 4 boss finali da subito, ma prima che arrivassero Deejay, Fei Long e soci). Erano secoli che non ci giocavo e mi sono fatto una partita, tra l’altro con Ken (son crepato da Vega).
Però ragazzi che viaggio. Mi son tornate in mente tutte le cose e i leit-motif che imperversavano 15 anni fa circa su questo gioco, troppo belli. Forse non ve ne fregherà nulla, ma ci son delle cose troppo spassose e vorrei sapere se questi usi o leggende metropolitane circolavano pure da voi.

1- il nome di Street Fighter Champion Edition per tutti noi era “Street Fighter co la virgoletta”, per distinguerlo dal suo fratello minore (quel Champion Edition proprio non l’avevamo notato!)
2- RYU E KEN FRATELLI! Per il mio gruppo di allora (bambocci sì e no sulla decina) era palese: Ryu e Ken non potevano che essere fratelli. Stessa faccia, stesso kimono, stesse mosse, m(adre) ignoTta. Tra l’altro non l’avevo mai notato, ma con quelle sopracciglia nere è chiaro che Ken si tinge i capelli.
3- IL DIBATTITO SU VEGA. Questo fu uno dei più grandi scismi del nostro passato: da una parte chi sosteneva che Vega fosse un uomo, dall’altra quelli che giuravano si trattasse di una donna. Tutti aspettavamo che dopo qualche vittoria si togliesse la maschera per dire “Vedi? E’ una donna!”. Nella nostra rincoglionita ingenuità nessuno aveva notato che non aveva le tette.
4- LE ORIGINI DI BLANKA. Beh bellissimo pure questo dibattito: fondamentalmente esistevano tre scuole. Secondo la prima, Blanka era stato allevato dalle scimmie, nella giungla. Secondo la seconda, erano stati i lupi a crescerlo, sempre nella giungla (col nome di Mowgli probabilmente) e ora tenetevi forte! Secondo gli appartenenti alla terza corrente Blanka era stato allevato nientepopodimeno che DALLE ANGUILLE!!! Cioè ma come CAZZO si fa a pensare che qualcuno possa essere allevato da delle anguille??? Eravamo troppo dei grandi, eppure l’elettricità… mah!
5- GLI ELEFANTI DI DHALSIM. Ad un certo punto cominciò a girare la voce che gli elefanti di Dhalsim potessero afferrarti mentre stavi picchiando il loro padrone e lanciarti in aria. Non riuscii mai a verificarlo ma come l’impressione che fosse una minchiata (è solo un’impressione eh!).
6- LE MOSSE. I nomi delle mosse sono state un arcano un po’ per tutti, vuoi perchè per noi il giapponese e l’inglese erano idiomi assolutamente sconosciuti, vuoi perchè le voci francamente erano un po’ di merda. Ricordo il famoso Horyuken, che conoscerete tutti, ma anche tanti altri. Il Tatsumaki Senpukyaku era Tattatuken, ci avremmo potuto giurare, così come la mossa di Dhalsim, quella quando sputa fuoco dalla bocca, si chiamava appunto Sputa el Fire e Sputa Flame (la seconda quando fa solo la fiammona). Il missile di Honda? Ma Iu-kuit ovviamente. L’elicottero di Chun Li? Mili-ta-i. E quando mi dissero che Guile lanciava il Sonic Boom e non l’Anec Hu, ebbi un piccolo shock.

Ma lo shock più grande fu quando scopri che i nomi di Balrog, Bison e Vega erano mischiati. Lì rischiai il collasso. Anche perchè per noi tutti Bison non era solo Bison (pronunciato così com’è scritto, non “baison” ovviamente) ma era MISTER Bison (perchè aveva la M davanti). Cioè capite lui era il MISTER! Nessuno aveva un qualche prefisso e la cosa gli dava importanza, lo valorizzava, lo rendeva minaccioso, dimostrava che era il capo nonché il nemico più potente. Non mi sono più ripreso da allora e passo il mio tempo a sparar cazzate in piena notte sui forum di videogiochi.”

Oggi parliamo del mimikaki, ovvero pulirsi le orecchie in Giappone.

Come tutti noi nippofili sappiamo, soffiarsi via il mocco in Nippon è gesto piuttosto sconveniente, tanto che la gente preferisce smacellare i maroni a chi gli sta attorno tirando continuamente su col naso, per poi lasciarsi andare in bagno, come se si dovesse scoreggiare.

Ciò che però mi ha sempre stupito dei giapponesi è che pulirsi le orecchie col batuffolo non è cosa poi così sconveniente, tanto che ho visto colleghi farlo sul posto di lavoro e il “Manuale del perfetto impiegato” ricevuto dall’azienda avverte i giovani lavoratori che commettere questo gesto di fronte a un occidentale è sconsigliato perché ci impressiona.

Ultimamente il mio stupore ha fatto un ulteriore balzo in avanti con la scoperta di una pratica di coppia che consiste appunto nel pulire amorevolmente le orecchie al proprio partner (in particolare la donna pulisce l’uomo e mi sembra giusto). Tale pratica è tranquillamente accettata, un po’ come se la nostra lei ci facesse un massaggio.
Sinceramente ho qualche riserva: non è che mi dia molto piacere mostrare il mio zozzume auricolare alla partner.

Ma non è finita qui. Esistono dei negozi specializzati nel pulire le orecchie, un po’ come quelli che ti curano le unghie. Qui sotto un filmato tratto da Youtube.

Il locale in questione ha un’aria molto professionale, quasi fosse un dentista (il massaggio della tipa è comunque sfizioso).
Ma non è sempre così. Esiste anche un altro tipo di negozi, ed era qui che volevo arrivare vecchi maialoni, in cui a fare il mimikaki sono delle giovani ragazzine vestite da メイド, le cameriere tradizionalmente protagoniste di molteplici fantasie erotiche giapponesi. Eccone una in questione.

Notare il cliente, dai discorsi un nerd totalmente perso il cui unico scopo nella vita è probabilmente quello di farsi pulire le orecchie da tutte le メイド  a turno (il titolo recita 41esima puntata e lui c’è sempre). L’otaku dalle orecchie più pulite di tutto il Kansai.
Il negozio tra l’altro si trova a Osaka, quasi quasi… Sono sicuro comunque che ci sia qualcosa del genere anche a Tokyo, non disperare Albino.

E’ tutto cominciato con la spedizione di un fottuto pacco con materiale da lavoro.

Ok sono stato coglione, ho usato le poste. Deve essere che non sono più abituato al servizio da terzo mondo italico.

Beh un camion della SDA è stato rubato nei pressi del destinatario, proprio nei giorni in cui la merce doveva essere consegnato.

Ok direte voi, anche un portavalori di Fort Knox può essere rubato. Certo, ma non è quello il problema. Il fatto è che non si sa NULLA e non si riesce a sapere NULLA. Alcuni esempi di efficienza italica, che serberò sempre nel cuore nei momenti in cui avrò l’insana idea di provare nostalgia per il mio Paese:

– L’azienda che doveva ricevere il pacco ha appreso la notizia dal giornale locale. Nessuno li ha contattati. Io sospetto che la mia roba sia là perché mandando tutto dal Giappone son sempre molto molto guardingo e mi informo di continuo sullo stato della spedizione, ma chissà quanti altri vivono ancora nella beata ignoranza. Li invidio.

– E’ impossibile contattare il servizio di spedizioni internazionali dell’SDA (ci sto provando di continuo sia io che i ragazzi dell’azienda italiana di cui sopra). Addirittura il giorno che ho appreso la notizia del furto del camion era impossibile accedere al sito. Ma solo dal Giappone eh.
L’unico essere umano con cui è possibile comunicare è l’addetta del call center, secondo la quale “è strano, dovrebbero stare lavorando”. Certo. Non lì però.

– Non esiste numero per chiamare il servizio clienti delle poste dall’estero: ho dovuto mettere in mezzo i miei per riuscire a parlare con POSTEITAGLIANE secondo le quali in realtà il mio pacco sarebbe a Roma, fermo in dogana dal 15 gennaio!!
La poca speranza suscitata dalla notizia è durata poco: presto ho scoperto che, esattamente come aveva fatto la dogana, il numero che mi avevano consigliato di chiamare era quello del

MAGAZZINO DI CORCOLLE.

A udire questo nome sarà corso un brivido lungo la schiena a chiunque abbia avuto a che fare con la dogana italiana . Il magazzino postale di Corcolle, anche detto IL LEVIATANO DELLA CIOCIARIA.

A sinistra Corcolle, a destra uno sfortunato pacco.

Se il pacco si blocca a Corcolle è praticamente impossibile sapere se è fermo o no là, cosa manca, che succede, perché ci vuole tanto. Provate a fare qualche ricerca su Google, provate a leggervi le discussioni del forum di ebay di gente che aspetta roba.
Ma non mangiate prima eh, la lettura può ostacolare la digestione. Io vi ho avvertito.

E ci sono ben 19 numeri da provare, mi assicurava l’addetto doganale, da 0645143310 a 0645143329. Peccato che non ne funzioni neanche uno.

Neanche uno. Se il pacco è fermo a Corcolle, anche conosciuto come IL BUCO NERO DEL BASSO TEVERE, per voi è finita.

Finita.

Finita…