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Archivio mensile:agosto 2009

Se devo essere sincero le pere italiane non mi sono mai piaciute più di tanto. Hanno una strana forma allungata e anche al gusto mi hanno sempre convinto poco. Non ho mai avuto grande passione nemmeno per il succo.

Le pere giapponesi che ho provato oggi invece erano decisamente migliori: all’odorato siamo sempre più o meno lì, ma hanno un sapore più delicato e succoso, direi proprio rinfrescante. Anche la forma più tonda è bella da vedere e toccare. Le pere giapponesi sono l’ideale per un’estate calda e umida come quella dell’arcipelago nipponco.
Adesso me ne ciuccio un’altra.

Per favore, si sta parlando di frutta.

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Era la terza volta che tornavo a Tokyo da quando vivo nel Kansai ed è stata un’esperienza diversa dalle due passate: la prima coincideva anche con il mio primo ritorno a Tokyo dopo la Keio, l’aspettativa e l’entusiasmo erano a mille e mi ero organizzato tutte le giornate quasi con un mese di anticipo; sulla seconda calo un pietoso velo di uranio impoverito altamente nocivo; la terza mi ha dato occasione di vivere con più lucidità la capitale giapponese protagonista del mio passato.

E ho capito che Tokyo ormai esercita verso di me un fascino sempre minore, che sta diventando sempre più una città come un’altra. La presenza ancora di molti cari amici dell’epoca keiota le dà senza dubbio una marcia in più e più ci penso più mi stupisco di come tutti gli italiani che conoscevo allora siano ancora lì.
Visitando la Keio però, ormai in piena ristrutturazione e piuttosto diversa da come la ricordavo, mi è parso di stare camminando tra le rovine di un’antica e potente civiltà ormai estinta: l’università sta bene ora come allora si intende, le rovine sono quelle della mia mente e dei miei ricordi.

Ho vissuto all’ombra del rimpianto di quel anno dal 2006 a oggi, senza mai mettere in dubbio l’equazione Tokyo = Keio = Giappone, anche quando sono arrivato a Takasago.

Immagino sia giunto il momento di fare definitivo ritorno al presente.

Dopo mesi e mesi di digiuno, dovuto a un ormai scemato interesse verso la materia, qualche giorno fa passando per il negozietto di videogiochi sotto casa mi son lasciato convincere a prendere Phantasy Star 0 (leggasi “zero”) per DS. Che volete farci, Phantasy Star 4 l’ho amato alla follia, questo capitolo ha la modalità online, la cartuccia costava solo 980 yen (sugli 8 euro) e quindi alla fine ho ceduto.

Non l’ho provato ancora a fondo, ma devo dire che per ora si sta rivelando una enorme delusione, l’online in particolare: sapevo già esserlo molto più vicino a Diablo piuttosto che a Phantasy Star Universe, e perciò non pretendevo un MMORPG, ma l’impossibilità di chattare liberamente con utenti di cui non si possiede il codice amico taglia veramente troppo le gambe a un sedicente “Communication RPG”.
Capisco la politica di tutela dei giovani adottata dai produttori, ma giocare così fa cascare proprio le palle.
Non mi è stato facile nemmeno trovare qualcuno con cui fare un party tramite la ricerca automatica, ma quello è forse colpa del mio livello ancora basso (10). Peccato che gli stimoli per potenziarsi andando avanti nella modalità singola siano praticamente zero, vista la triste banalità della storia (almeno di quella dell’umano pistolero, con un’altra razza dovrebbe essere diversa), non tanto e non solo nei contenuti, quanto nella caratterizzazione dei personaggi… cliché usati e abusati, dialoghi inverosimili alla volemose bene, intermezzi pseudo simpatici poco riusciti.

Il sistema di gioco è un action piuttosto cadenzato, nel senso che non c’è la frenesia di un Kingdom Hearts… è più vicino a .Hack, action “sporco” che francamente mi annoia alquanto.

Infine c’è la limitazione dei tre salvataggi a cartuccia, cosa che a me tange piuttosto poco, ma che i maniaci dei giochi di ruolo potrebbero trovare molto fastidiosa.

Insomma, meno male che all’epoca in cui è uscito ho resistito alla tentazione di spendere 4 mila yen. Credo che gli dedicherò ancora qualche ora, ma se le cose non si aggiustano velocemente, almeno nella modalità singola, temo proprio che la sua prossima fermata sarà lo scaffale del Book Off a cui lo rivenderò.

CALCETTO: Un paio di miei colleghi hanno messo su una squadra di calcetto aziendale e ovviamente io sono stato invitato a partecipare in quanto italiano e quindi matematicamente bravissimo a giocare a calcio. Che dire, in campo non ho mai brillato, ma dopo 5 allenamenti, assurto ormai a capocannoniere della squadra, comincio a comprendere la leggenda di Wagner Lopes, attaccante naturalizzato giapponese in campo a Francia 98, che si vociferava avesse realizzato ben 105 gol nella serie B giapponese.

MARATONE: a metà luglio ho partecipato alla maratona-staffetta di 24 ore, nei pressi di Osaka. Chiaramente, trattandosi di una staffetta non correvo da solo, la squadra era formata da 8 persone, quindi 3 ore a testa. Molto divertente, la notte abbiamo dormito in tenda, sembrava quasi di stare al campeggio.
E’ stata un’impresa fisicamente stancante e mentalmente alienante: non so se abbiate mai corso per lungo tempo, di solito si comincia a pensare a di tutto di più, cortometraggi mentali in heavy rotation, deliri (in particolare alla terza ora), canzoni che ti rimbombano nel cervello.

L’ultimo giro, con la gente che applaudiva i corridori fino al traguardo, è valso però tutta la fatica: una scena commovente.

LAVORO: momentaneamente il peggio è passato, nonostante le ore di straordinario ormai non si contino più. Il bello è che me lo menano per farmi rispettare il programma di lavoro e oggi è venuto fuori che devo aspettare un po’ perché sono stato troppo veloce. Sediate sulla schiena no?

Beati loro che non devono stare tutto il giorno davanti a un PC

Per l’obon andrò qualche giorno a Tokyo, spero di non tornare devastato.

CANOA e CANOTTAGGIO: ne sentivamo la mancanza un po’ tutti. Quest’anno non ero nello staff per l’interhigh e quindi sono rimasto a casa, ma non vi preoccupate perché tornato dalle ferie di agosto mi aspetta il torneo di canoa a Yamanashi, alle falde del Monte Fuji (ci sta un popolo di giappi che ha inventato tanti balli).
Poi a ottobre sono già stato opzionato per due settimane in quel di Niigata, sempre canoa e canottaggio. Ma sicuramente avremo occasione di riparlarne.

Abbiamo vari modi di trattare chi si lamenta dei tempi al photo finish