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Archivio mensile:luglio 2011

Due post su Suma (Kobe) su minube. Il primo dedicato al suo tempio, un posto veramente molto interessante che ospita i resti di una delle leggende della guerra Genpei tra Taira e Minamoto: Taira no Atsumori. Sì perché adesso diciamo Takasago qui Takasago là yawn, ma qualche secolo fa da queste parti se le davano di santa ragione!

Il secondo invece dedicato alla spiaggia, un tempo teatro di feroci lotte per il predominio, oggi habitat ideale del giovane (giapponese e non) in cerca di divertimento estivo. O tempora o mores! Non che mi dispiaccia che dove un tempo la gente si ammazzava, ora ci si vada a conoscere le tipe.

Sui giornali giapponesi (non so la tv, non la guardo) ultimamente tiene banco la questione della carne bovina radioattiva.

In soldoni, della paglia radioattiva proveniente da Miyagi, Fukushima e Iwate è andata a finire nelle mangiatoie di svariate centinaia di bovini, che sono stati trasportati in giro per il Giappone per essere macellati e la cui carne è stata infine regolarmente venduta dio sa dove (i dati al momento riportano solo le prefetture in cui è finita). Nessuno è abbastanza lontano dal problema: carne cresciuta a paglia e cesio (134 o 137 non è dato sapere) è stata venduta persino a Kyoto, Hiroshima e Nishinomiya (Hyogo, qui dietro l’angolo).

Al 20 luglio, le prefetture in cui è stata spedita la carne di bovini che si sono cibati di paglia radioattiva. Dall'alto: Iwate, Akita, Yamagata, Miyagi, Fukushima, Niigata, Gunma, Shizuoka, Tochigi. Da lì la carne è finita anche altrove. Nella colonna a destra la prefettura di provenienza della paglia: Iwate, Miyagi, Fukushima e ancora Miyagi.

I casi in cui sia stata accertata la radioattività della stessa carne sono ancora pochi (si parla di qualche centinaio di chili) ed è stata bandita la vendita di carne bovina di Fukushima. Ma non mi rallegrerei troppo.

Dov'è stata venduta la carne contenente cesio oltre i limiti legali (in chili): in breve, da destra in alto in senso orario, Hokkaido, Tokyo, Kanagawa, Shizuoka, Aichi, Osaka, Kouchi e Tokushima.

Oh certo le quantità sono minime, non mi crescerà un terzo braccio va bene. E in Germania, pare, c’è chi è morto mangiando germogli di soia pensate un po’. Tuttavia questi sono discorsi fattibili se la vicenda è temporanea, se la vita dopo un po’ torna sui soliti binari. A chi va di vivere in un Paese dove prima o poi “può capitare” di mangiare carne cresciuta a paglia radioattiva? Soprattutto a chi va di crescerci dei figli? Portali fuori a cena allo yakiniku e poi oh se si beccano un po’ di cesio radioattivo via, è in quantità minime. Eh sì grazie, sticazzi però. Roba che la tanto snobbata carne australiana e americana del supermercato ultimamente sta quasi diventando una garanzia.
A casa si può anche fare attenzione, ma che facciamo smettiamo di mangiare fuori per qualche anno? Neanche più un gyuudon in pausa pranzo? Non andiamo più a casa di nessuno?

E’ questo il fatto: non riesco a inquadrare, o forse non è ancora chiaro a nessuno, l’orizzonte del problema.
Sono già passati quattro mesi. Tra un anno sarà tutto a posto e staremo ironizzando sulla vicenda? Oppure ne verranno fuori altre? Ieri gli spinaci, oggi la carne. Domani il riso? Il thé? Finché la situazione è passeggera bene, sono adulto, celibe, bambini non ne ho, stiamo un minimo attenti e tiriamo avanti. Niente panico. Ma quanto durerà questa incertezza?

Non invito a fughe precipitose (ci mancherebbe), ma non sono tranquillo e mi stupisce un po’ che nessuno di quelli che hanno fatto (giustamente) quadrato attorno al Giappone quando c’erano da sfatare le balle raccontate dai giornali italiani abbia trattato l’argomento, anche per ridimensionarlo.

Chiudo con una nota di colore: sapete quest’anno dove si svolgono gli interhigh? Proprio nel Tohoku (canoa a Miyagi tra l’altro). E per la prima volta da molti anni la nostra azienda non è riuscita ad aggiudicarsi neanche un torneo, neanche uno, niente canoa, canottaggio, tiro con l’arco o kendo.

Non mi straccerò le vesti.

Non avevo mai sentito parlare di palloncini ripieni di gelato come rimedio alla canicola, tuttavia queste “uova di Colombo” sembrano essere l’equivalente giapponese del cornetto Algida, vale a dire una specialità non tradizionale, ma conosciuta e consumata da decenni (un mio collega le mangiava anche da bambino).

La forma mi ha un po’ ricordato quella di una tetta… tanto più che per mangiare basta tagliare il capezzolo e poi ciucciare :) In teoria è studiato per essere consumato poco per volta, lasciandolo a sciogliersi mentre si fa altro. Io, vorace, a un certo punto ho perso la pazienza, ho aperto l’involucro, l’ho versato su un piatto e me lo sono divorato col cucchiaio. Comunque curioso.

Un’altra cosa di cui non avevo mai sentito parlare era questa:

Preservativi di Kenshiro! Con questi sì che… ATATATATATATATATAAAAAA!!!! UOTAAAA!
Veniamo a conoscenza di particolari lasciati sottintesi nella serie canonica: Raoul extra-large ce l’aspettavamo un po’  tutti, ma mi sono un po’ stupito di Toki Large (che poi con tutte quelle radiazioni che si è preso funzionerà ancora?). Kenshiro, pur protagonista, viene invece bellamente ridicolizzato di fronte ai fratelli con la fantomatica “free-size”.
Un po’ poco per l’unico erede della scuola di Hokuto!

Nuovo post minubiano sul Museo delle Scienze questa volta di Kobe e non di Nagoya. Un po’ più mignon dell’altro, ma sempre interessante.

Ci siamo arrivati (io + morosa) per puro caso: prima volevamo andare a vedere un tempio a Suma, però il tempo (senza “i”) era incomprensibile (pioveva – smetteva – pioveva – quasi quasi usciva il sole – pioveva) allora abbiamo deciso di andare al cinema a Kobe perché c’era i Pirati dei Caraibi in 3D e lei aveva dei biglietti con lo sconto MA arrivati abbiamo scoperto che questo sconto valeva soltanto per alcuni film del tipo il Gabriele Muccino giapponese o giù di lì.

Allora ci siamo detti tutta a babordo e abbiamo fatto vela per l’IKEA di Port Island (visto che ormai eravamo arrivati a Sannomiya). Uscendo però dalla stazione di Minami Kouen abbiamo notato un planetarium e voi lo sapete che da bambino le mie passioni erano Sabrina Salerno e l’astronomia (sempre di sfere si parla, tutto quadra). Lo spettacolo sarebbe iniziato dopo un quarto d’ora per cui perché non provare? Così abbiamo visto pure questo Museo delle Scienze di Kobe.

Comunque alla fine siamo andati anche all’IKEA.