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Archivio mensile:giugno 2011

Non sono solito parlare di alberghi o ryokan (questo credo che sia il primo), tuttavia il Banshoukaku Shikishima di Ureshino, nella prefettura di Saga, ha un paio di peculiarità che mi hanno spinto a scriverne.[continua]

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Si fa un gran parlare della maturità e della prima prova, ma non tutti sanno che in realtà originariamente l’analisi del testo non sarebbe dovuta essere su una poesia di Ungaretti. Poi si sa i comunisti, i preti pedofili, la P3, la P4 e insomma alla fine è sempre tutta colpa di Abberlusconi.
Ma ecco in esclusiva mondiale la traccia quale sarebbe stata se il gomblotto non lo avesse impedito.

“Ehi dol! Bel dol! Suona un dong dillo!
Suona un dong! Salta ancor! Salice bal billo!
Tom Bom, bel Tom, Tom Bombadillo!

Ehi dol! Vieni bel dol! Cara dol! Mio tesoro!
Il vento soffia leggero e la stella spunta d’oro
Laggiù ai piedi della Collina che brilla alla luce solare
Sulla soglia aspetta il debole chiarore stellare,
La mia graziosa dama, figlia della Regina del Fiume,
Esile più di un salice, più limpida dell’acqua, più brillante di un lume.
Il vecchio Tom Bombadil ha colto dei gigli d’acqua,
E saltellando torna, e mai nel giorno tacque.
Ehi! Vieni bel dol! Cara dol! Mio tesor!
Baccador, Baccador, un’allegra bacca d’or!
Povero Vecchio Uomo Salice, hai nascosto le radici,
Ma Tom ha fretta adesso. La sera giungerà tosto.
Il vecchio Tom Bombadillo ha colto dei gigli d’acqua
e saltellando torna, e mai nel giorno tacque”.

Da questo testo, al candidato è richiesto:
– riassunto della poesia;
– soffermati sugli aspetti linguistico lessicali della poesia in particolare sugli aggettivi;
– Individua gli elementi che caratterizzano la foresta.
– Citando altre opere della bibliografia Tolkien descrivi il rapporto di Tom Bombadil con l’ecstasy;
– spiega le espressioni “suona un dong dillo” e “Salice bal billo”.
– Il poeta contrappone ” Tom Bom”, “bel Tom” e “Tom Bombadillo”. Spiega questa contrapposizione.

Sulla base dell’analisi condotta, proponi una tua interpretazione complessiva della poesia e approfondiscila con opportuni collegamenti ad altri testi di Tolkien o a testi di altri autori. Alternativamente, puoi fare riferimento alla situazione sarcazzi-antani della Terra di Mezzo dell’epoca, a situazioni di altre Ere, alle emorroidi del sovrintendente di Gondor o ai reumatismi di Radagast il Bruno, sviluppando i confronti che ti interessano.



Ed eccoci di nuovo nel magico mondo creato da Baum e popolato da personaggi improbabili e spesso odiosi.
Avendo già parlato abbastanza male del terzo volume della serie, mi sono chiesto a più riprese perché continuo a proseguire nella lettura dei libri di Oz e perché ne scrivo addirittura sul blog, quando ci sono autori “fantasy” (in senso lato) che amo molto più di Baum (Lord Dunsany, William Morris, Hans Bemmann). Non sono il tipo che legge libri solo per poi spalarci merda sopra: è un’attività divertente e di moda ultimamente, ma non ne ho il tempo.
Ho trovato alcuni motivi: l’idea surreale dietro a personaggi e ambientazioni mi piace, anche se la coerenza interna spesso latita e i wtf si sprecano in più parti. Inoltre è un universo noto a tutti da una parte (chiunque conosce il Mago di Oz) e quasi sconosciuto dall’altra (i volumi successivi al primo, a eccezione di Ozma di Oz, non sono mai stati pubblicati in Italia) quindi lo trovo un argomento curioso. E poi il blog è mio e insomma cazzi miei.

Nel quarto libro, “Dorothy and the Wizard in Oz”, assistiamo al ritorno sulle scene del caro vecchio mago di Oz.
Di ritorno dall’Australia (dove era arrivata alla fine del capitolo precedente) Dorothy si trova dalle parti di San Francisco per visitare dei conoscenti prima di tornare nel suo caro Nebraaaaska (no era il Kansas, ma il Nebraaaska mi piace di più). Un improvviso terremoto però apre una enorme voragine sotto i suoi piedi e Dorothy viene inghiottita nelle viscere della terra insieme al suo amico Zeb, al cavallo Jim e al gatto Eureka (ottimo nome per un gatto).
Le forze della natura devono avercela a morte con Dorothy: nel primo libro un uragano, nel terzo una tempesta e relativo naufragio e ora un terremoto (nel secondo ricordo che il suo personaggio non c’è).
Anche stavolta purtroppo non si sfracellerà, ma giungerà nella terra dei Mangaboos, e poco dopo anche Oz sopraggiunto in mongolfiera si unirà alla brigata. Da qui attraverso varie peripezie passeranno nella valle delle voci, nella terra dei Gargoyles, nella caverna dei draghetti per giungere infine a Oz.
Senza rivelare troppo della trama, voglio fare alcune osservazioni.

Questo libro è, dei tre seguiti al Mago di Oz che ho letto, quello ho preferito.
Per cominciare le ambientazioni sono tra le più surreali incontrate finora. Interessanti soprattutto i Mangaboos, vegetali dall’aspetto umano che nascono sugli alberi e poi a maturazione (ovvero adulti) vengono staccati e si inseriscono nella società. Non sono “buoni”. Non sono neanche “cattivi”, ma hanno la fastidiosa abitudine di voler eliminare qualunque cosa troppo diversa da loro per cui hanno un che di inquietante. Essendo vegetali, ma in forma identica a quella umana e sessuati, mi sono chiesto se le donne avessero la patata. Ma poi mi sono detto che sciocco sono vegetali, ce l’avranno di sicuro!

La combriccola di sciroccati è sopportabile, cosa non scontata quando si ha a che fare con Baum. Dorothy andrebbe sempre presa a schiaffi, ma gli altri riescono a non rendersi odiosi come invece spaventapasseri e uomini di latta vari. Oz mi ha lasciato un po’ interdetto: che fosse un semplice imbroglione e non un vero mago si sapeva, ma nel primo libro aveva comunque una sua autorevolezza, qui invece pare di avere davanti mago do Nascimento.
Zeb poteva essere interessante, in quanto primo compagno umano dei viaggi allucinogeni di Dorothy. Purtroppo però è completamente piatto, zero personalità. Non che mi aspettassi Thomas Covenant l’incredulo (con tanto di stupro di qualche Mangaboo), ma si poteva fare di meglio. Jim e Eureka mi sono piaciuti abbastanza (soprattutto il primo) e meritano un discorso a parte.

"Eureka... ma non è che siamo finiti in un libro di merda no?" "Uhm..."

Quando il gruppo arriva a Oz le cose tra Eureka e Jim da una parte e i vecchi personaggi dall’altra non vanno proprio lisce e Baum ci concede una pausa dal volemose bene a cui ci ha abituato finora. I primi problemi si verificano tra Eureka e Billina (la gallina parlante del terzo libro) già appena arrivati

Around Billina’s neck was a string of beautiful pearls, and on her legs were bracelets of emeralds. She nestled herself comfortably in Dorothy’s lap until the kitten gave a snarl of jealous anger and leaped up with a sharp claw fiercely bared to strike Billina a blow. But the little girl gave the angry kitten such a severe cuff that it jumped down again without daring to scratch.
“How horrid of you, Eureka!” cried Dorothy. “Is that the way to treat my friends?”
“You have queer friends, seems to me,” replied the kitten, in a surly tone.
“Seems to me the same way,” said Billina, scornfully, “if that beastly cat is one of them.”
“Look here!” said Dorothy, sternly. “I won’t have any quarrelling in the Land of Oz, I can tell you! Everybody lives in peace here, and loves everybody else; and unless you two, Billina and Eureka, make up and be friends, I’ll take my Magic Belt and wish you both home again, IMMEJITLY. So, there!”
They were both much frightened at the threat, and promised meekly to be good. But it was never noticed that they became very warm friends, for all of that.

Ma il meglio lo da Jim nel suo incontro col Sawhorse, il Leone codardo e la Tigre Affamata. Jim se la tira in quanto cavallo vero, l’unico in tutta Oz, ma il Sawhorse si rivela sempre un gran personaggio, ingenuo al punto da sembrare che in realtà stia prendendo per il culo Jim. La Tigre Affamata aveva fatto la sua comparsa in Ozma di Oz: è una bestia perennemente affamata di bambini e agnellini, costretta però dalla sua coscienza a trattenersi da divorare le persone che gli capitano sotto tiro (alquanto inquietante). Lo scambio di battute tra lei e Jim sembra quello tra due bulletti di periferia.

“Is not the Real Horse a beautiful animal?” asked the Sawhorse admiringly.
“That is doubtless a matter of taste,” returned the Lion. “In the forest he would be thought ungainly, because his face is stretched out and his neck is uselessly long. His joints, I notice, are swollen and overgrown, and he lacks flesh and is old in years.”
“And dreadfully tough,” added the Hungry Tiger, in a sad voice. “My conscience would never permit me to eat so tough a morsel as the Real Horse.”
“I’m glad of that,” said Jim; “for I, also, have a conscience, and it tells me not to crush in your skull with a blow of my powerful hoof.
If he thought to frighten the striped beast by such language he was mistaken. The Tiger seemed to smile, and winked one eye slowly.
“You have a good conscience, friend Horse,” it said, “and if you attend to its teachings it will do much to protect you from harm. Some day I will let you try to crush in my skull, and afterward you will know more about tigers than you do now.

Ooooooh volano minacce! :D Finalmente! Sangue, spranghe, violenza!

Arriveranno finalmente alle mani (o alle zampe) dopo la gara tra Jim e il Sawhorse, in cui il primo verrà bellamente umiliato.

I am sorry to record the fact that Jim was not only ashamed of his defeat but for a moment lost control of his temper. As he looked at the comical face of the Sawhorse he imagined that the creature was laughing at him; so in a fit of unreasonable anger he turned around and made a vicious kick that sent his rival tumbling head over heels upon the ground, and broke off one of its legs and its left ear.
An instant later the Tiger crouched and launched its huge body through the air swift and resistless as a ball from a cannon. The beast struck Jim full on his shoulder and sent the astonished cab-horse rolling over and over, amid shouts of delight from the spectators, who had been horrified by the ungracious act he had been guilty of.
When Jim came to himself and sat upon his haunches he found the Cowardly Lion crouched on one side of him and the Hungry Tiger on the other, and their eyes were glowing like balls of fire.
“I beg your pardon, I’m sure,” said Jim, meekly. “I was wrong to kick the Sawhorse, and I am sorry I became angry at him. He has won the race, and won it fairly; but what can a horse of flesh do against a tireless beast of wood?”

"Aò, 'a Jim, nun fa tanto lo sgarzellino eh"

Eureka ancora ci dà la possibilità di conoscere l’inquietante sistema giudiziario di Oz: accusato di essersi pappato il maialino da compagnia di Ozma viene sottoposto a processo. Qui capiamo alcune cose:
– non vi è divisione tra potere giudiziario, esecutivo e legislativo a Oz (potevamo immaginarlo). Ozma, parte offesa, ha addirittura il ruolo di giudice, che io personalmente non le affiderei MAI, data la sua sprovvedutezza (palese anche in questa occasione).
– a Oz esiste ancora la pena di morte e a somministrarla è l’Uomo di Latta con la sua scure. Visto? Dici tanto buon cuore buon cuore e invece è il boia. L’Uomo di Latta tra l’altro ha anche il ruolo di difensore di Eureka che però poi dovrebbe uccidere se si rivelasse colpevole. WTF.
– i processi sono sommari e imbarazzanti per la loro superficialità. Esiste un solo grado di giudizio.

Insomma meglio stare MOLTO attenti quando si va a Oz, perché se stai sulle palle a Ozma puoi passare brutti guai.

Infine Spaventapasseri e uomo di Latta sono i soliti pirla, ma meno insopportabili dei libri passati. Il primo durante il processo mi ha strappato anche una risata.

“Your Royal Highness and Fellow Citizens,” he [il Woogle Bug, che fa da pubblica accusa ndTonari] began; “the small cat you see a prisoner before you is accused of the crime of first murdering and then eating our esteemed Ruler’s fat piglet—or else first eating and then murdering it. In either case a grave crime has been committed which deserves a grave punishment.” [grave-grave… babba bia ndTonari]
“Do you mean my kitten must be put in a grave?” asked Dorothy.
“Don’t interrupt, little girl,” said the Woggle-Bug. “When I get my thoughts arranged in good order I do not like to have anything upset them or throw them into confusion.”
“If your thoughts were any good they wouldn’t become confused,” remarked the Scarecrow, earnestly. “My thoughts are always—”
“Is this a trial of thoughts, or of kittens?” demanded the Woggle-Bug.
“It’s a trial of one kitten,” replied the Scarecrow; “but your manner is a trial to us all.”

Tra i difetti possiamo annoverare i deus ex machina tipici della serie (ha sempre troppo culo sta Dorothy) e l’incoerenza di alcune ambientazioni (vedi la valle delle voci), troppa anche per un romanzo fantastico. Comunque niente che non si sia già visto nei romanzi precedenti: se siete arrivati fin qui sapete bene o male cosa aspettarvi. La trama in sé lascia il tempo che trova e si riduce sostanzialmente a “Dorothy e i suoi devono andare dal punto A al punto B”.

In conclusione? In conclusione un episodio passabile, un po’ più scanzonato dei precedenti. Certo un libro per bambini di 100 anni fa, ma capace di strapparmi un lungo post sul Mainichi. Diciamo 5.5/10 e con Dorothy ci si rivede alla prossima, a Road to Oz.

"Cioè? Farai altri post su sta roba?? Non famo scherzi eh!"

Come dicevo un paio di post fa la settimana scorsa sono andato nella prefettura Ishikawa per un torneo di canoa. Prima di giungere a Komatsu, sede del torneo, sono dovuto passare per altri impegni a Noto, non la città in Sicilia dove si produce il famoso passito ma quella nella parte nord di Ishikawa.

Noto è una città vasta come superficie, ma molto poco densamente popolata: trattasi infatti di un agglomerato formato da diversi piccoli centri, alcuni dei quali veri e propri villaggi. Uno di questi è Uchiura, dove mi sono trattenuto un’ora mentre il mio collega era in riunione con lo staff di una maratona del posto.

Mentre passeggiavo qua e là in stradine uscite direttamente dall’epoca Showa ho notato un tempio di dimensioni ragguardevoli, in particolare se consideriamo quanto sia piccola Uchiura, stagliarsi imperioso su una collina ai margini dell’abitato. Esaltato, l’ho visitato e ho scattato delle foto, avendo anche l’occasione di scambiare due chiacchiere con un vecchietto del posto, l’addetto alla campana (che suona alle cinque di mattina e alle cinque di sera) con il quale ho potuto visitare l’interno.
Ne avevo anche tirato fuori un magistrale post per minube se non fosse che misteriosamente dalla mia SD Card sono scomparse le foto dell’ultimo mese (dalla mia bocca invece sono comparse una sequela di espressioni colorite che vi lascio facilmente immaginare). Un’occasione unica buttata al vento: chissà se mai ci tornerò a Uchiura!
La mia impressione comunque è che la zona di Noto sia perfetta da girare in bicicletta in estate, verdi prati, risaie, boschi e villaggi: una sorta di Tanegashima al freddo. Ci penserò.

Lasciando da parte queste vicissitudini ho comunque due nuovi post su minube (mi sono portato avanti). Il primo è dedicato alla mostra sul Sangokushi di Nagata, giusto dietro il Tetsujin 28-go di cui abbiamo già parlato.

Il secondo al Parco Kibagata di Komatsu, teatro del torneo di canoa (il suo lago si intende, non è che remino sull’erba) e ottimo per fare sport in genere.

Mi sono portato avanti dicevo perché questo fine settimana sono di nuovo in giro vagabondo che son io vagabondo che non sono altro, ma stavolta almeno si tratta della gita aziendale. Le mete sono Saga e Komatsu Kumamoto se non ricordo male.

Comunque ne riparleremo.

Luogo: la stazione spaziale Deep Space Nine, precedentemente conosciuta come Terok Nor.

Personaggi:

Benjamin Sisko, comandante della stazione.

Miles O’Brien, capo operazioni della stazione

Esempio di dialogo

Sisko: Capo, come vanno le riparazioni degli incursori prosta?
O’Brien: Non bene Comandante, siamo di fronte a un perfetto esempio di tecnologia Antani. Conosce gli Antani Comandante?
S: Mah, non bene, so che i loro ingegneri hanno sviluppato degli ottimi propulsori al cadmio…
O: Vede gli incursori prosta montano generatori ibridi unifase e…
S: Generatori unifase? Ma diamine è roba di cento anni fa!
O: Esatto. I miei strumenti rilevano delle fuoriuscite di stronzio, lo stronzio tende sempre a fuoriuscire, ma senza rilevatori stocastici unifase non posso esaminare la griglia di ripartenza dell’incursore né il raccoglitore coprofagico dei generatori.
S: Capisco… continui a lavorarci, ora devo recarmi in sala comando, l’ambasciatore di Capella IV mi sta attendendo.

Marò, i dialoghi tecnici di Star Trek mi fanno impazzire.