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Archivio mensile:ottobre 2010

Recentemente, nella mia vana ricerca di informazioni riguardanti Miss Keio 2011, sono venuto a conoscenza di questo nuovo evento keiota: il Miss Keio Venus Award.

Il fatto che la sua prima edizione coincida proprio con l’anno in cui Miss Keio è stato sospeso mi aveva fatto pensare che dopo tutto i giappi avessero colpito ancora e il nostro concorso di bellezza preferito fosse uscito dalla porta per rientrare dalla finestra, con semplicemente un nuovo nome e nuovi organizzatori. Anche il termine Venus mi aveva portato, per la proprietà transitiva a concludere Venus = Venere = dea dell’amore = gnocca.
Il fatto che il Venus Award sia anche un Oscar dedicato ai film per adulti mi aveva fatto sorridere: “Eheh I soliti birichini questi giappi” avevo pensato.

C’era tuttavia qualcosa che non andava: nella pagina ufficiale l’enfasi non viene posta sulla bellezza delle partecipanti (che in effetti potrebbero essere meglio), quanto alla natura “ricercativa” dell’evento.
Mi spiego meglio: le concorrenti (qui chiamate presentatrici, cosa che mi aveva confuso all’inizio) non saranno valutate in base all’aspetto fisico (almeno dicono). Alle ragazze è stato affidato un tema, il grigio “Una società in cui donne e bambini possano vivere in sicurezza”, nei confronti del quale le nostre eroine, con il piglio critico e la grinta che contraddistingue delle alto borghesi giapponesi di 20 anni, dovranno presentare una ricerca scritta di loro pugno. Le conclusioni saranno da loro stesse comunicate al pubblico domenica 21 novembre, durante il Mitasai, probabilmente proprio nel momento che sarebbe spettato a Miss Keio se solo si fosse tenuto. Alla migliore andrà l’agognato titolo.

Allora mi sono detto: “Vuoi vedere che questo Keio Venus Award è stato ideato per sostituire Miss Keio, ma che per non dare troppo nell’occhio i capoccia hanno deciso di modificare la natura del concorso per renderlo un momento pseudo-culturale di cui avremmo anche fatto a meno?”
Tuttavia le date non sembrano avvallare questa ipotesi: secondo il sito ufficiale l’istituzione del Keio Venus Award risale al settembre 2009, lo stesso mese in cui accadde il fatto che oggi ci impedisce di chiacchierare sulle candidate a Miss Keio. Dubito che in pochi giorni si potesse ideare una cosa del genere, per quanto mai sottovalutare i giappi, specie se ricchi. Forse il progetto era in cantiere da tempo e la corsa dei culinudi di Hiyoshi ha semplicemente fornito una chance per la ribalta, chissà.
Sinceramente non mi interessa, data la lieve tristezza che questo concorso mi ispira. Non so, è meno immediato di un Miss Keio qualunque: almeno lì sai che a partecipare e vincere sono, in teoria, le più belle, ma qui i criteri di scelta sono poco chiari. Quanto di cervello e quanto di sedere concorrono alla vittoria? Dovrebbe essere un avvenimento culturale? Mah.
Ha dunque poco senso mettermi a presentare una per una le concorrenti, visto che anche sul sito non appaiono altezza e hobby stupidi su cui poter ironizzare, ma solo un breve saluto da parte della ragazza in questione che suona sempre più o meno “che bello questo concorso, mi impegnerò tanto per capire le difficoltà della nostra società” seppure variamente infiocchetato.

Vi basti dunque un’unica immagine da cliccare nel caso vogliate zoomarla.
Da sinistra a destra: Kamioka Mai, Sasa Natsumi, Akamatsu Marina, Matsumoto Jennifer, Sakaniwa Miwa.


Un’ultima considerazione: che senso ha chiamare VENUS award un concorso dichiaratamente non di bellezza? C’è qualcosa sotto? O semplicemente chi l’ha organizzato ha sparato il primo nome passatogli per la testa senza sapere cosa rappresenti in effetti Venere? Spero la prima, ma temo la seconda.
Almeno avrebbero potuto chiamarlo Atena award, sarebbe stato più in linea col carattere della competizione e noi avremmo finalmente avuto una Atena vincitrice sotto la quale si sarebbero adunati tutti i Cavalieri dello Zodiaco per difendere la terra.

E così, dopo esserci tristemente messi via la vera Miss Keio, tanto per non lasciar passare la stagione dei festival universitari sotto silenzio, mi vedo costretto a ripiegare su due concorsi meno conosciuti, ma sempre keioti.

Non ne darò una copertura approfondita come con Miss Keio (ho meno tempo dell’anno scorso e meno entusiasmo nei confronti dei due eventi), ma penso dedicherò loro qualche post: Keio e patata sono un marchio del Mainichi Tonari Shinbun dal 2005 (intermezzi italici esclusi) e voglio mantenere la tradizione.

Cominciamo dal Medical Contest.

Come forse vi avevo già accennato l’anno scorso, Miss Keio Med Contest è un concorso di bellezza decisamente simile a Miss Keio, ma riservato alle studentesse della facoltà di medicina della Keio, posta fuorimano rispetto al vero cuore keiota che batte per tutti noi ora e per sempre a Mita. Il concorso si svolge in occasione dello Yotsuyasai, il Mitasai de noantri. Quest’anno la finale sarà il 7 novembre prossimo. Qui trovate il sito ufficiale, carino, ma un po’ scarno quanto a contenuti (i video non sono disponibili, così come i blog, e nel profilo non c’è il cognome delle candidate). In ogni caso vado a presentarvi brevemente le quattro ragazze una per una.

Kaai

Altezza: 148cm (tascabile)
Hobby: danza, passeggiate, viaggi
Punti di forza: la flessibilità, l’inglese
Uomo ideale: una persona con un bel sorriso (non sempre semplice in Giappone).

Yukari

Altezza: 166cm
Hobby: cura delle unghie, tennis (queste due si capivano dalla foto), viaggi
Punti di forza: quando si addormenta non la svegliano neanche le cannonate
Uomo ideale: una persona che rida insieme a lei (in pratica qualcuno con cui sia tanto in sintonia che si finisce a ridere nello stesso momento).

Yuka

Altezza: 158cm
Hobby: fashion, karaoke, lettura
Punti di forza: fashion (a giudicare da alcune foto avanzerei qualche dubbio), pallavolo (ma non sono hobby?)
Uomo ideale: serio e bello.

Sari

Altezza: 156cm
Hobby: passeggiate, viaggi, nuoto
Punti di forza: è esperta in shodou (arte calligrafica giapponese) e ha un corpo morbido (questo sarei curioso di verficarlo)
Uomo ideale: una persona dagli occhi gentili e che la coccoli love love.

Il parere globale di Tonari: purtroppo quest’anno non c’è molto da commentare, nessuna che riesca a percepire le onde elettromagnetiche del televisore o che abbia la passione di montare i mobili. Le ragazze di per sé non sono brutte, mi piacciono le prime due, Yukari è un po’ più zozza mentre Kaai ha un bel viso simpatico. Entrambe non avrebbero sfigurato a Miss Keio 2009 (e nemmeno 2007 se è per questo). Sari a quanto pare è molto morbida :D Io tutta sta morbidezza dalla foto non la vedo, ma mai dire mai.
Il concorso in sé è più povero di quello di Mita, non ci sono serate in giro e presentazioni davanti al 109 di Shibuya e probabilmente anche una vittoria non apre le porte del mondo dei media. I risultati poi hanno eco minore, tanto che se non li mettono sul sito ufficiale farò fatica a trovarli. Sì insomma è un po’ triste, ma questo è quello che passa il convento quest’anno.

Di Keio Venus Award, una sorta di “Miss Keio col cervello”, ne parlerò in un prossimo post.

Domani e dopodomani maratona a Yamanashi, in mezzo ai boschi e le montagne. Sarebbe bello se ci andassi in vacanza.

Perché ho un dejà-vu? E soprattutto perché per 2 settimane di fila devo spararmi la maratona a Yamanashi alzarmiallequattrosabatoedomenicabeccarmisetteoredimacchinaetornare
distruttodomenicaseraperpoilavorarelunedìeilprossimochedicechebello
viaggitantoglificcounpugnodispaghetticrudiingola?????????????????

Sulla scia del topic “La guida Michelin a Takasago” (di cui ricordiamo gli importanti teoremi) il Mainichi Tonari Shinbun vi propone una nuova guida, stavolta comprendendo ristoranti italiani di diverse città della prefettura di Hyogo.

Come voi tutti sapete, la giappina media si lecca i baffi che non ha quando sente parlare di cucina italiana e onde portarla a leccare anche altro (il piatto signori, il piatto, non mettetele in bocca cioè non mettetemi in bocca cose che non ho detto) è necessario che il posto sia adeguato, perché se è vero che loro ci capiscono poco o niente è anche vero che i nostri standard devono rimanere alti.

Il pericolo di brutte figure nei ristoranti pseudo-italici in Giappone è sempre in agguato, ma da oggi non vi preoccupate: caso mai vi trovaste nella prefettura di Hyogo c’è Tonaruzzo vostro a consigliarvi alcuni posticini in cui per esperienza personale posso dire di essere stato bene.

VINVINO (Kobe): una delle prime scoperte. Sito in posizione strategica poco lontano dall’Ijinkan, il vecchio quartiere degli stranieri dal sapore europeo, si presta a una ottima cenetta con tanto di passeggiatina post per approfondire la conoscenza (l’Ijinkan non ha molto, ma c’è una bella piazzetta tranquilla e silenziosa anche il sabato sera dove rilassarsi). La cucina è più italiana rielaborata alla giapponese (lo staff del resto è tutto nipponico) che italiana vera, ma se vi piace il vino è un ottimo posto: l’assortimento è vastissimo e la qualità buona.
Il padrone è sommelier JSA.

Voto: 7.5

R. VALENTINO (Kobe): penso il miglior ristorante italiano di Kobe. Cucina ottima, il padrone e il pizzaiolo sono italiani, ambiente discreto, facilmente raggiungibile (3 minuti a piedi dalla stazione di Sannomiya). Si tratta di un buon posto per portare appassionate e appassionati di Bel Paese, peccato per il vino (il Verdicchio era quello che vendono al Max Value mapperfavore) e per il padrone che non mi va molto a genio (ma è un’opinione “a pelle”). Caldamente consigliato prenotare.

Voto: 7.5

SAKURAGUMI (Ako): nonostante il nome poco convincente è uno dei migliori locali di cucina italiana in cui sia mai stato in Giappone, forse il migliore in assoluto per atmosfera.
Sito ad Ako, ben fatto, buono, vista mare, ottima varietà nella scelta dei vini (tra bianchi e rossi saranno una trentina). E’ un posto che probabilmente dà il meglio di sé in estate, per un pranzo accompagnato da sole, mare e bikini della partner con cui ci si reca. Il paesaggio è molto azzeccato, guardando fuori dalla finestra sembra quasi di stare in Italia, e a pranzo il menu fisso da 3500 yen ha un ottimo rapporto qualità prezzo. Vicino troviamo anche una piccola spiaggetta dove digerire in santa pace nel pomeriggio e fare un bagno prima di tornare a casa (l’acqua a onor del vero non è molto pulita, ma vabbé non si può aver tutto).
Il problema maggiore è la lontananza: Ako è piena campagna, altro che Takasago, a metà strada tra Himeji e Okayama e da Kobe con vari cambi ci si impiegano quasi due ore (e arrivati bisogna anche salire sul bus un altro quarto d’ora). Ma del resto un posto del genere in città sarebbe impossibile. Escluso trovare un tavolo senza prenotazione.

VOTO: 9

AZZURRI (Kobe): altro ristorante non lontano dal centro di Kobe. Ci sono stato solo una volta, ma mi è parso interessante. Il menu avrebbe invero bisogno di qualche correzione, ma non si mangia male. Non mi ricordo una scelta di vini particolarmente ampia, ma ci ho mangiato ormai mesi fa e la memoria mi fa un po’ difetto. Non è lontanissimo dal porto e questa è una buona cosa, ma come atmosfera e aspetto l’ho trovato un po’ carente.

VOTO: 7-

IL FORNO (Himeji): fondato da un “ex-Sakuragumi”, non riesce a competere col fratello maggiore. I vini sono molti, perlopiù meridionali e la cucina va bene (nonostante il gusto sia un po’ aggiustato ai canoni giapponesi), ma la posizione è veramente infelice: 10 minuti piedi da Kameyama, anonima e grigia stazione di Himeji. Voglio dire, anche Sakuragumi è in culo ai lupi, però almeno il posto ha il suo perché, il mare, la natura, qui invece non c’è veramente nulla e con nulla intendo case su case, supermercati e konbini qua e là. Takasago 2 la vendetta. Gli ultimi treni da Himeji verso Kobe poi partono sempre molto presto, della serie che alle 11 già si rischia grosso quindi è anche difficile allungare la serata. Di love hotel per fermarsi non mi pare di averne visti.

Dovendo scegliere preferisco di gran lunga andare a Kobe.

VOTO: 7

Cuccateve sto test.

Il mio risultato:

“You Scored as Royalty

You were a person of royalty in a past life and spent your days in leisure surrounded by luxuriant things. Though you may have had a diplomatic and conscientous intent while carrying out your duties you were forever unaware of the plight of the ordinary man. This did not make you a bad person but more so rather a sheltered and somewhat ignorant one. You died of old age in a gilden-framed bed draped in silk.”

E così la mia vita passata trascorreva come direbbe Manzoni tra gli “agi e le pompe” (vi servo la battuta su un piatto d’argento), belle donne (o uomini, se ero una donna) e lusso. E sono morto di vecchiaia in pace nel mio letto circondato dalla famiglia e dagli amici.

Adesso capisco molte cose:

1) la mia tendenza a impigrirmi se non ho scadenze (almeno autoimposte);

2) il disordine dei posti in cui vivo (è chiaro che manca la servitù);

3) la mia passione per fantasy, epica, passato (orsù andiamo a caccia messeri).

Comunque sì, questa escursione tra la plebe è stata molto istruttiva. Adesso ecco se qualcuno magari mi fa ritornare nobile, sereno e ricco grazie.

Tonari forse in una vita precedente.