archivio

Archivio mensile:giugno 2010

Non è la difficoltà ad avere una carta di credito anche con lo stipendio fisso e una presenza pluriennale sul suolo nipponico.
Non sono le impronte e la foto che ogni volta mi vengono prese quando travalico i sacri confini dell’arcipelago.
Non è lo stupore col quale nel profondo Kansai mi guardano in giro per strada, come fossi un alieno sbarcato da un’astronave.

Queste cose mi infastidiscono certo, ma sono sopportabili.

Quello che mi fa incazzare veramente è quando un giapponese, invece di prendere una posizione chiara riguardo un qualunque argomento che non condivide, si rifugia dietro una popolazione di 122 milioni di individui con la magica frase “In Giappone non si fa/I giapponesi non lo fanno.”

Forse è un modo di dire. Forse è un’espressione naturale, idiomatica. Forse gli esce senza nemmeno pensare. Certo.

E badate bene, alcune cose non si fanno davvero e ok, si può non essere d’accordo, ma sei in Giappone e amen. Però ce ne sono altre che tu straniero ormai navigato conosci bene e sai funzionare in una certa maniera.
In quei momenti smascheri la menzogna. E io mi incazzo come una belva.

Mi sento preso per il culo, come se l’altro pensasse “Questo è straniero, non capisce un cazzo, mò gli butto la scusa culturale.”
Prendetevi la responsabilità delle vostre idee perdio.

Alcuni esempi pratici.

“In Giappone non si usa convivere”
Due miei colleghi hanno convissuto prima di sposarsi, un altro convive ancora, una mia amica ha convissuto e poi si è lasciata. E adesso stiamo parlando di un buco di provincia, non di Tokyo o Osaka.

“In Giappone per strada ci si dà massimo la mano”
Ma com’è che allora quelli sono avvinghiati come piovre?

“I giapponesi vedono il sesso come una cosa sporca”
AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH!!!! Brucia all’inferno.

Se vi capita una situazione del genere, fateglielo notare. Osservate lo sguardo un attimo smarrito nei loro occhi. Contate quanti secondi ci mettono per trovare una scusa, che so accusare una eccezione oppure ammettere che sì in effetti non per tutti i giapponesi è così. Ma per loro sì. O ancora a tacere, aggiungendo che non hanno voglia di litigare, come se tu fossi l’attaccabrighe.

Acquisirete una nuova consapevolezza dell’essere nipponico, un livello superiore a cui personalmente avrei preferito non arrivare.

Ma fatti non fummo a viver come bruti.

  • Scegli il tuo artista: Manowar
  • Sei un uomo o una donna? Woman be my slave
  • Descriviti: Outlaw
  • Come ti senti? God or Man
  • Descrivi dove vivi al momento: Gates of Valhalla (giusto dietro la stazione)
  • Se potessi andare ovunque, dove andresti? Valhalla (dai che manca poco)
  • Il tuo mezzo di trasporto preferito: Spirit Horse of the Cherokee
  • Il tuo migliore amico? Brothers of Metal
  • Tu e il/la tuo/a miglior amico/a siete..? The sons of Odin
  • Com’è il tempo? Black Wind, Fire and steel (sì insomma è un po’ una merda)
  • Momento preferito della giornata: The Dawn Of Battle
  • Che cos’è la vita per te? Fight For Freedom
  • La tua relazione: Pleasure slave (asd)
  • Hai paura di? Loki, God of fire (l’arcinemico)
  • Qual è il miglior consiglio che tu possa dare? Hail and Kill
  • Pensiero della giornata: Today Is A Good Day To Die =D
  • Il mio motto: Die with Honor

https://i2.wp.com/3.bp.blogspot.com/_BJs8mlnXmKQ/Rw_ZPTRguYI/AAAAAAAAEiA/aEFeKFKquac/s320/Manowar+-+Gods+of+War+%5B2007%5D.jpg

A volte frequento forum di appassionati del Giappone, ove dispenso perle di assoluta saggezza dall’alto della mia colta ignoranza al riguardo.
E spesso viene fuori il discorso lingue orientali sì lingue orientali no: un amante del Giappone che volesse provare a vivere in quel Paese farebbe meglio a fare del giapponese la sua specializzazione oppure dedicarcisi da autodidatta e affiancare la conoscenza della lingua ad altro?

E il mio pensiero è sempre quello, che studiare lingue orientali all’università non serve a niente, che è una laurea che non apre nulla, che è uno studio che non ti dà gli strumenti necessari per affrontare alcunché, in un campo nemmeno ben definito, che una laurea in lingue (forse cinese escluso) è di poco più utile di una in materie letterarie, che che che.

Tuttavia in quei casi taccio.

Taccio perché però quei 5 anni a Venezia sono stati i più belli della mia vita; il periodo in cui facevo esattamente ciò che volevo e in cui riuscivo; in cui le difficoltà erano ostacoli da schiacciare sotto i cingoli chiodati del mio entusiasmo. Erano anni animati da un sogno, anni forse figli di un’illusione, l’illusione che tutto si sarebbe sistemato da sé, che ormai la strada giusta era stata imbroccata, che da quel momento tutto sarebbe stato in discesa, il lavoro perfetto (senza sapere bene quale o come trovarlo), la immaginaria spola tra Italia e Giappone, tutto verissimo, ma non di meno si è trattato della mia belle époque, la prova personale che a volte la strada è più importante della meta.

E allora mi chiedo se in effetti sarebbe stato meglio fare Economia e Commercio o Ingegneria vicino casa o se il problema stia dentro quella scatola cranica che mi porto appresso e se comunque tanto il terreno è ciottoloso-permeabile un po’ dappertutto in questo cazzo di mondo e tanto meglio averla vissuta una vita del genere, che molti nemmeno ce l’hanno un periodo da idealizzare e dico vaffanculo pure a Economia e Commercio e Ingegneria che se tornassi indietro nel tempo, a fare giapponese a Ca’ Foscari ci tornerei eccome, magari più accorto, con un progetto meglio definito in testa, ma ci tornerei e rifarei tutto da capo.

E a volte, quando penso tutto ciò, nella mia mente risuona questa canzone:

Siamo sì e no a metà della prima giornata di gare.
Finora è stato un mondiale abbastanza noioso, pochi gol, molta staticità, match decisi per botte di culo. L’unica a dare spettacolo è stata la cara Germania (carica di naturalizzati), che però ha spesso queste super partenze seguite da afflosciamento precoce. Buona anche la Corea del Sud (due a zero sulla Grecia, ahimé).

L’Italia non l’ho vista, ma ho visto il Giappone, una partita decente contro un Camerun allo sbando. Sono contento che abbiano vinto i nipponici eccheccazzo sarebbe pure ora che iniziassero a farsi vedere, tuttavia ci sono ancora alcuni problemini da risolvere, come la mancanza di un vero uomo leader (Honda è l’unico che spicca, ma fa troppo il bulletto) o il pauroso calo di ritmo degli ultimi 20 minuti.

I miei colleghi comunque erano felicissimi stamattina e ho notato anche una lieve supponenza quando il discorso andava al pareggio dell’Italia. Del resto è il loro momento di gloria, se lo godano.

Agli ottavi mi auguro il match che attendo da 12 anni, Italia-Giappone, e lì sì che saranno risse e botte da orbi. Indi per cui forza a entrambe e che la vuvuzela sia con voi.