A Okinawa

Direi che è andato tutto bene, forse il miglior torneo fino a ora: nonostante improvvisamente fossimo rimasti con un uomo in meno tutto è andato liscio come l’olio e io mi sono vendicato contro il tempo di merda per il macello che mi aveva combinato a Niigata l’anno scorso.

Ma cosa vado a fare esattamente a questi tornei? Immagino che alcuni se lo stiano chiedendo, visto che dopo il post sul Censis c’è gente arrivata qui con la chiave di ricerca “che lavoro fa Tonari”.
Di solito ho a che fare con Visual Basic, SQL Server e ASP, ma la mia azienda lavora spesso a eventi sportivi, maratone, interhigh, tornei nazionali: cronometriamo, prendiamo i tempi e in pratica ci occupiamo di tutto il sistema che rende possibili i punteggi e la composizione dei turni di gara. Io sono specializzato in canoa e canottaggio, in particolare mi occupo del settaggio della camera per il photo finish e del software collegato, tiro cavi, monto la lan, bestemmio. In particolare in questa ultima attività sono un vero campione.

Stavolta dicevo è andato tutto liscio. Il tempo a Okinawa è stato inclemente, ma più che inclemente direi fetente: il clima tropicale fatto di improvvisi rovesci e subitanee schiarite si è mostrato in tutta la sua tipicità, costringendomi sin dalla prima mattina a settare il tutto con tanto di protezioni per la pioggia, uno dei problemi maggiori visto e considerato che la camera è posta fuori, di solito su una torre alta svariati metri (lavoro non consigliabile se soffrite di vertigini). A Niigata era successo un casino: evidentemente io e l’altro che era con me avevamo trattato la cosa con leggerezza, alcuni apparecchi si erano bagnati per la forte pioggia e il primo giorno avevamo passato l’inferno, col segnale dello start che non arrivava e io che giuravo al tifone tremenda vendetta.

Stavolta ero da solo, ma la vendetta è giunta: nulla ha potuto il divino Zeus, la sua acqua e il suo vento. Lo scudo antipioggia da me approntato ha retto perfettamente tutti gli attacchi, mentre io guardavo le nubi col culo un po’ stretto, ma con un sorriso sempre più arrogante, man mano che il tempo passava. L’ultimo giorno gli elementi gridavano vendetta, mandandoci altra pioggia ed altre raffiche proprio mentre stavamo smontando tutto e poi del sole e del caldo, per farci sudare fin nelle mutande quando caricavamo sul furgone tutto l’equipaggiamente: ma era solo l’ultimo urlo di un cane bastonato, avevo vinto e a Eolo e Zeus non è restato altro che ritirarsi, nell’attesa dei tornei nazionali di Chiba a settembre.

E io vi aspetto, non ho paura.

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