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Archivio mensile:maggio 2010

In Italia o in Giappone, Tonari correva.

5 minuti o ore intere, Tonari intanto correva.

Sotto la pioggia o sotto il sole, Tonari comunque correva

Nel freddo invernale o nel caldo estivo, Tonari, se poteva, correva.

Alle sei di mattina o alle 5 di pomeriggio, Tonari usciva e correva.

Accoppiato, poi single, poi di nuovo accoppiato e single e accoppiato, non importa: Tonari almeno correva.

Nella tristezza e nella gioia, Tonari metteva i pensieri da parte e correva.

Tonari correva.

E a dove sta andando ci pensa mai?

(3 anni di jogging, media di 2 volte a settimana, 10 chili persi: son piccole soddisfazioni)


Manca meno di un mese all’inizio dei mondiali e persino qui in Giappone la discussione comincia a farsi strada durante le pause lavorative.

Io nell’ordine tiferò per le seguenti nazionali

1. Italia (ovviamente e poi il mio ruolo lo richiede)

2. Giappone (qui purtroppo non nutro grandi speranze)

3. Germania (dai tempi della Keio ho sempre avuto simpatia per i crucchi)

4. Spagna (mediterranei anche loro)

5. Inghilterra (allenata da un italiano e poi poveracci non vincono da più di 40 anni.

[…]

32. Francia (devono morire, sono arrivati al mondiale in maniera infame, esclusi dalla prima urna per i pietosi risultati degli ultimi anni e guardacaso son finiti nel gruppo in cui hanno maggiori possibilità di passare visto che testa di serie è il ridicolo Sudafrica novantesimo nel ranking FIFA, ma Paese ospitante. Che combinazione eh! Domenech poi è simpatico come un pugno di spaghetti crudi di traverso. Se vincono è la prova ufficiale che Dio non esiste)

Il Sudafrica è nella stessa fascia oraria italiana, ma senza l’ora legale (errata corrige: il Sudafrica è +2 da Greenwich), quindi vedere le partite sarà una bella impresa. Per il momento ho già programma Giappone – Olanda, l’unica a orari umani (mi sembra le otto o nove di sera, di sabato tra l’altro).

L’Italia purtroppo tende sempre a giocare tardi e in giorni preferiali quindi per la fase eliminatoria staremo a vedere se il lavoro mi permetterà di riposare la mattina successiva. Agli ottavi potrei fare uno sforzo, dai quarti le possibilità che mi prenda dei giorni di ferie aumentano esponenzialmente.
Tuttavia non tutto il male vien per nuocere e invitare una giappina a casa per seguire le notturne italiche gesta davanti a una bottiglia di Chianti del konbini potrebbe essere fonte di altre notturne italonipponiche gesta ben più interessanti (ho detto Chianti del konbini sì: non sprecate i vostri soldi con vini di alto livello, tanto perlopiù non ci capiscono nulla e si bevono tutto dicendoti ooooh ma che buono questo vino anche fosse un Aglianico conservato in ghiacciaia o un Soave caldo come il piscio).
Spero di aver dato una buona idea a qualcuno.

Divagazioni a parte, l’ultimo mondiale ero sempre in Giappone e abbiamo vinto. Chissà che… (stessa cosa che ho pensato per gli Europei del 2008 e adesso tocchiamoci tutti le balle).

E’ da un po’ di tempo che ho un certo interesse verso l’argomento “sogni lucidi”, in particolare da quando ho cominciato a leggere “The Head Trip: Adventures on wheel of Consciousness” di Jeff Warren. Affascinato dalla possibilità di vivere i sogni in  maniera conscia, mi sono messo alla ricerca di siti che trattassero l’argomento in maniera seria, cercando di evitare quelli troppo mistici e New Age. Ho anche comprato su Amazon un paio di libri di Stephen LaBerge, matematico tra i massimi studiosi del fenomeno, che però non ho avuto ancora tempo di leggere visto l’inferno che sto passando con sto programma di karate.

Esercitarsi per avere sogni lucidi è faticoso: bisgognerebbe tenere un diario sui propri sogni, scriverseli appena ci si sveglia (anche in piena notte), prendere la costante abitudine di guardarsi attorno e capire se in quel momento si sta sognando o meno. Così dopo essermi impegnato per un paio di settimane, complice il lavoro ho lasciato stare la faccenda rimandandola a un periodo più tranquillo.

Però un paio di volte ci sono andato vicino: la prima un sabato mattina prima di partire per una maratona. Quella volta mi sono svegliato e sentendo un rumore scrosciante, mi sono alzato e ho scostato le tende. Pioggia a dirotto.
“Ma cazzo” ho pensato “Oggi c’è pure la maratona!”
Poi però osservando la scena, ho notato che il paesaggio fuori era totalmente diverso dal solito. La stanza dentro invece appariva esattamente come la ricordavo.
“Ma che cazz…” ho fatto in tempo a dire che mi sono svegliato veramente. Era solo un sogno.

Un’altra volta mi sono accorto che stavo sognando proprio quando (o forse proprio perché) ero sul punto di svegliarmi. Ho fatto in tempo a pensare “Cazzo devo fare qualcosa!”, ma era troppo tardi e mi son ritrovato nel letto con la sveglia che suonava.

Stanotte però finalmente il grande evento, del tutto inaspettato: un sogno lucido con tutti i crismi. Breve certo, ma molto chiaro. In realtà ho sognato molto stanotte, perlopiù zombie e case abbandonate (stranamente tutto molto più bizzarro che spaventoso).
In uno dei sogni ero seduto dentro un café con mio padre e mio zio. Sul tavolo c’era una grossa lumaca che correva di qua e di là (correva sì) e ogni tanto saltava e faceva le capriole. Ho pensato “Oh che carina”. Ma un attimo dopo l’illuminazione: “Tutto ciò non ha senso…” E poi alzandomi in piedi e battendo una mano sul tavolo: “Questo è un sogno!”
Mi sono guardato attorno. Mio zio e mio padre tenevano la faccia bassa come se avessi scoperto un qualche loro imbarazzante segreto.

“Devo continuare a muovermi” mi sono detto. Ho infatti letto che una delle cause per cui i sogni lucidi finiscono subito è che ci si ferma, mentre il sogno ha bisogno di continuare a scorrere. Così ho fatto un giro per il locale, dove alcune persone erano sedute a mangiare. Tuttavia ho sentito che qualcosa si stava lentamente incrinando nella trama onirica.
Mi sono fermato e quello è stato il mio grande errore. “No!” ho pensato, ma la vista si è sfocata e mi sono svegliato.

Peccato, ma la cosa mi rincuora. Ho sentito che molte persone, per quanto si sforzino, non riescono ad avere sogni coscienti di questo tipo. Almeno adesso so di non rientrare in questa categoria.
Da stanotte, nuovi tentativi di onironautica. Capitasse qualcosa di interessante ne riparlerò.

Secondo me la cucina giapponese non ha niente da invidiare a quella italica.

Ecco il mio commento che ha spalancato le porte dell’inferno e aperto il vaso di Pandora. Ed ecco la risposta di Albino. Quando ho scritto le fatidiche parole non credevo di creare scompiglio tale da meritarmi un post di risposta tutto per me, ma si sa agli italiani toccagli tutto ma non la cucina, il caffé e il vino.

Vediamo cosa si può replicare.

Albi, non ho la preparazione sufficiente in materia per ribattere addirittura a uno che studia e pratica regolarmente cucina, dico solo un paio di cose.
Per cominciare: sukiyaki, yakiniku, tonkatsu, tenpura, curry. Tutti questi piatti secondo il tuo ragionamento non possono ritenersi giapponesi. Io invece li ritengo giapponesi eccome, visto la loro preponderante entrata nella quotidianità nipponica e il loro non essere un semplice trapianto di una cucina estera. Adesso vienimi a dire che lo shabu shabu non è cucina giapponese solo perché si usa la carne. No perché non ho mai visto piantagioni di caffé in Italia e il pomodoro è arrivato dopo la scoperta delle Americhe. Per dire eh.

Ma il punto che principalmente muoveva le parole del mio commento era questo: tutto e con tutto intendo dire veramente TUTTO quello che la cucina giapponese perde in ricchezza e varietà, lo guadagna in salute. E questo è un punto che la pesantezza della nostra cucina non può vantare. Oh le qualità del mangiare mediterraneo sono note a tutti, pesce, olio, verdura certo, io vorrei proprio vedere chi la fa una dieta del genere, visto che sullo stivale regna sovrano da mane a sera Mr. Carboidrato e l’inquartamento delle popolazioni meridionali (le più mediterranee) dai 30 anni in su è quasi proverbiale. La dieta giapponese è salutare e leggera nella sua quotidianità, dove mostra tutto il suo valore, e varia al punto che mai ho rimpianto nessuno dei nostri piatti, con l’unica eccezione della pizza. Me ne sono accorto durante la golden week, quando sono venuti i miei e sono potuto andare un po’ in giro e te ne accorgi pure tu quando vedi mammine di 30 anni che sembrano ragazzine. Quelle preferisco non la mangino troppo la zuppa inglese.

Passiamo oltre: non esiste da noi una bevanda come il té, dissetante e salutare al tempo stesso (nelle sue molteplici varietà – rokucha, sobacha, mugicha, uroncha, maccha -), è inutile che mi metti in mezzo il caffé, perché son due cose completamente diverse, o meglio il té qui può sostituire il caffé come bevanda da bere a parte, il caffé non può sostituire il té. Però guardacaso il té giapponese da noi non si vende se non zuccherato (a meno che non te lo fai da solo e allora vabbé) e già qui mi vien da pensare che non sempre la diffusione di un prodotto rifletta la sua effettiva qualità. Forse sarà il gusto un po’ difficile, forse sarà il nostro vedere il té sempre immancabilmente come un accompagnamento ai biscotti.

Mi chiedi dolci giapponesi e io che ti devo dire se mi tiri fuori i semidolci? Gelato e tiramisù al maccha? Ma no poi mi diresti che il tiramisù non l’hanno inventato loro (e allora mi chiedo in che cucina rientrino). Sakuramochi? C’è il riso e la foglia amarognola intorno. Taiyaki? Ha dentro i fagioli dolci. Melon pan? E’ pane. La granita pensa te, qui risale al periodo Heian (appare nel Makura no soshi), da noi ce l’hanno cominciata a fare gli arabi. Mi chiedo quante altre scoperte simili a questa potrei fare se solo me ne intendessi di più.
A questo punto però, senza ironia, vorrei che mi elencassi qualche semidolce italiano accostabile ai semidolci giapponesi. A me non ne viene in mente nessuno, ma il cuoco sei tu.

Evito il discorso alcolici, non vado matto per il sake (di cui non so praticamente nulla), al contrario del vino.

E per tutto ciò concludo: io nella quotidianità preferisco mangiare giapponese. La cucina italiana me la lascio per quando devo fare lo splendido con la gnocca e per le vacanze.

Consapevole della tua scomunica, nel caso volessi venirne a parlare ti aspetto con il consueto affetto.

"E' quello biondo."