We’re all living in Fukushima, Fukushima ist wunderbar

Sui giornali giapponesi (non so la tv, non la guardo) ultimamente tiene banco la questione della carne bovina radioattiva.

In soldoni, della paglia radioattiva proveniente da Miyagi, Fukushima e Iwate è andata a finire nelle mangiatoie di svariate centinaia di bovini, che sono stati trasportati in giro per il Giappone per essere macellati e la cui carne è stata infine regolarmente venduta dio sa dove (i dati al momento riportano solo le prefetture in cui è finita). Nessuno è abbastanza lontano dal problema: carne cresciuta a paglia e cesio (134 o 137 non è dato sapere) è stata venduta persino a Kyoto, Hiroshima e Nishinomiya (Hyogo, qui dietro l’angolo).

Al 20 luglio, le prefetture in cui è stata spedita la carne di bovini che si sono cibati di paglia radioattiva. Dall'alto: Iwate, Akita, Yamagata, Miyagi, Fukushima, Niigata, Gunma, Shizuoka, Tochigi. Da lì la carne è finita anche altrove. Nella colonna a destra la prefettura di provenienza della paglia: Iwate, Miyagi, Fukushima e ancora Miyagi.

I casi in cui sia stata accertata la radioattività della stessa carne sono ancora pochi (si parla di qualche centinaio di chili) ed è stata bandita la vendita di carne bovina di Fukushima. Ma non mi rallegrerei troppo.

Dov'è stata venduta la carne contenente cesio oltre i limiti legali (in chili): in breve, da destra in alto in senso orario, Hokkaido, Tokyo, Kanagawa, Shizuoka, Aichi, Osaka, Kouchi e Tokushima.

Oh certo le quantità sono minime, non mi crescerà un terzo braccio va bene. E in Germania, pare, c’è chi è morto mangiando germogli di soia pensate un po’. Tuttavia questi sono discorsi fattibili se la vicenda è temporanea, se la vita dopo un po’ torna sui soliti binari. A chi va di vivere in un Paese dove prima o poi “può capitare” di mangiare carne cresciuta a paglia radioattiva? Soprattutto a chi va di crescerci dei figli? Portali fuori a cena allo yakiniku e poi oh se si beccano un po’ di cesio radioattivo via, è in quantità minime. Eh sì grazie, sticazzi però. Roba che la tanto snobbata carne australiana e americana del supermercato ultimamente sta quasi diventando una garanzia.
A casa si può anche fare attenzione, ma che facciamo smettiamo di mangiare fuori per qualche anno? Neanche più un gyuudon in pausa pranzo? Non andiamo più a casa di nessuno?

E’ questo il fatto: non riesco a inquadrare, o forse non è ancora chiaro a nessuno, l’orizzonte del problema.
Sono già passati quattro mesi. Tra un anno sarà tutto a posto e staremo ironizzando sulla vicenda? Oppure ne verranno fuori altre? Ieri gli spinaci, oggi la carne. Domani il riso? Il thé? Finché la situazione è passeggera bene, sono adulto, celibe, bambini non ne ho, stiamo un minimo attenti e tiriamo avanti. Niente panico. Ma quanto durerà questa incertezza?

Non invito a fughe precipitose (ci mancherebbe), ma non sono tranquillo e mi stupisce un po’ che nessuno di quelli che hanno fatto (giustamente) quadrato attorno al Giappone quando c’erano da sfatare le balle raccontate dai giornali italiani abbia trattato l’argomento, anche per ridimensionarlo.

Chiudo con una nota di colore: sapete quest’anno dove si svolgono gli interhigh? Proprio nel Tohoku (canoa a Miyagi tra l’altro). E per la prima volta da molti anni la nostra azienda non è riuscita ad aggiudicarsi neanche un torneo, neanche uno, niente canoa, canottaggio, tiro con l’arco o kendo.

Non mi straccerò le vesti.

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12 commenti
  1. arisio ha detto:

    Queste sono le cose che ti fanno girare gli zebedei: da un lato le autorita’ che al solito non vigilano, dall’altra i vigilantes della rete che improvvisamente scopriamo distratti quando non peggio…o almeno non cosi’ rapidi nel riaggiornare la situazione…pero’ sul sito di unicolab ho notato che le notizie ci sono….

    A.

    • Tonari ha detto:

      E’ vero, Unicolab mi era sfuggito.

      Comunque non sto criticando (nessuno viene pagato per tenere un blog e chi lo fa ci pubblica quel che vuole), semplicemente sono un po’ stupito.

      • mamoru ha detto:

        Io penso che una iniziativa che Kan avrebbe dovuto far mettere in campo sin dall’inizio, anziche’ fare la drama queen isterica, era un portale web in cui condensare e catalogare le informazioni per la popolazione.

        Evidentemente era troppo complicato, invece ti devi smazzare il meti, la tepco, il monbu, l’mhlw o ti trovi con i lavori fai da te di unico-lab o di altre persone, poi magari chi non e’ avvezzo a trattare dati magari fa qualche svarione… figurati che mi ricordo ancora una traduzione brutalmente cannata del Nisa e subito un commentatore che arrivo’ sul blog urlando “5 Sv/h ai cancelli della centrale siamo tutti morti!!!”

        PS 1
        Ho come l’impressione che internet ci stia dando la misura di quanto i giapponesi, in realta’, non si fidino e disprezzino profondamente il sistema di governo che hanno (burocrazia, politica, ordine sociale in genere).

        PS 2
        un poco OT, ti ricordi degli scandali alimentari del 2007 (o 2008)?
        con il riso inadatto al consumo umano (per uso industriale) finito sul mercato, i gyoza al pesticida, le false etichette etc?

      • Tonari ha detto:

        Il riso non me lo ricordo, i gyoza sì vagamente, mi pare che fossi appena arrivato (tre anni fa).

        Comunque non ho niente da aggiungere a quello che ho già scritto (se non che nel frattempo il bando alla vendita della carne si è esteso a Iwate, Miyagi e Tochigi). Valori superiori ai limiti saranno innocui, ma se vicende simili devono cominciare a diventare una costante per i prossimi anni, qualche pensiero me lo faccio (in particolare verso l’eventuale prole).

        E’ solo una questione di percezione? In parte sarà così, infatti non sto mica scappando a gambe levate. Però il problema c’è.

  2. il té radioattivo di shizuoka, kanagawa è notizia di un paio di mesi fa.
    il riso temo che sia solo questione di tempo: ci risentiamo a fine settembre-ottobre. per non sbagliarmi ne ho già accumulati 30 kg, tanto si conserva. ma ne prenderò altro.

    la cosa comunque è temporanea: considerando che il cesio si dimezza in 30 anni, tra 90 anni sarà circa il 12% rispetto a oggi. se non ne esce altro.

    ps: su queste cose il blog da seguire, specie per chi risiede in giappone è http://ex-skf.blogspot.com/

    • mamoru ha detto:

      Se non fosse che il tipo spara cazzate a raffica (come gia’ fatto notare su unico lab piu’ volte) condite di complottismo becero… fa propaganda, non informazione e tira ad alzare gli accessi al blog con titoli che fanno sembrare repubblica un giornale vero.
      I commenti poi sono spettacolo: la tipica paranoia del complotto di “the Government vs the people”, perche’ a parlare di esperimenti di massa sulla popolazione bisogna essere tarati nel cervello. E non poco.

      Nel frattempo ricordiamo che in Italia si mangia da decenni cesio nei funghi (fino a 200 Bq/kg).
      La situazione giapponese e’ seria, ma bisogna ricordarsi sempre che i limiti sono arbitrariamente stabiliti dal legislatore e questo avviene su tutto: scarichi industriali nelle acque, in atmosfera, rumore, campi magnetici etc.
      Ad esempio gli scarichi industriali in Russia sono molto piu’ severi di quelli italiani tanto per dirne una e l’italia non e’ una waste land anzi, eppure abbiamo che aspirano solfati e li buttano in atmosfera senza depurazione e possono farlo perche’ le concentrazioni lo permettono e sono a norma.

      Il punto e’ che il limite non e’ mai zero sia in quello che respiriamo che in cio’ che beviamo/mangiamo, l’approccio e’ basato su un “cerchiamo di fare il meglio possibile”, compatibilmente con la tecnologia, l’economicita’, la salute e le condizioni ambientali locali. Proprio su questo ultimo punto verte la deroga ai limiti, ossia si parte dalla constatazione pratica che il fondo di riferimento non consente il rispetto dei limiti (arbitrari) valevoli in condizioni normali sul territorio nazionale.

      L’approccio si definisce ALARA (As Low As Reasonably Achievable).

      Poi se vogliamo pensare che ci sono i buoni da una parte e i cattivi dall’altra accomodiamoci pure, ma cio’ non cambia di una virgola il problema e le strategie concrete per affrontarlo razionalmente.

      • Mi dai per cortesia i link di unico-lab in cui si fa riferimento a ex-skf?
        Ho già provato a cercare da unico-lab ma il mio risultato è che ex-skf pare citato una volta sola in un commento.

        Riguardo ai commenti, è scorretto attribuire a qualsiasi blogger le cose che compaiono nei commenti del suo blog.

  3. “Roba che la tanto snobbata carne australiana e americana del supermercato ultimamente sta quasi diventando una garanzia”

    : togli pure il “quasi”

    “A casa si può anche fare attenzione, ma che facciamo smettiamo di mangiare fuori per qualche anno?”

    : più o meno, ci è rimasta la pizza margherita nei ristoranti che importano gli ingredienti dall’italia (la farina va bene anche canadese o USA), oppure, non mettetevi a ridere, gli hamburger di mcdonalds

    • arisio ha detto:

      Hamburger purche’ ben cotti,,,,,,visto cosa sta succedendo in Francia con E-coli……

      A.

  4. ege ha detto:

    Mah, onestamente preferisco ancora vivere (ed eventualmente crescere la mia futura prole) in Giappone, dove quando capita qualcosa la notizia si diffonde velocemente e velocemente si prendono provvedimenti, piuttosto che in Italia, dove scopri (forse) dopo anni che la cernia che credevi pescata dietro casa in verita’ e’ pangasio proveniente dal Mekong (http://bit.ly/ngIebE)… che non e’ propriamente uno dei fiumi piu’ puliti del mondo.

    Almeno qui, anche senza seguire assiduamente le notizie locali, mi sono accorto che qualcosa non andava quando mi e’ sparito di colpo l’hamburger dalla mensa dell’universita’ :)

    Inoltre, come scrive mamoru, i limiti legali sono da prendersi come valori relativi… e non dimentichiamo che qui in Giappone esiste una paranoia diffusa rispetto a cosa sia “pericoloso” o “nocivo”.

    • Tonari ha detto:

      Il mio timore è che si susseguano situazioni critiche che col tempo diventino “la norma” e che la goccia scavi la roccia. Per il resto non sono in grado di fare un paragone tra mercato alimentare giapponese e italiano e loro eventuali magagne.

      “esiste una paranoia diffusa rispetto a cosa sia “pericoloso” o “nocivo””

      In realtà non ho sentito nessuno dei miei colleghi accennare minimamente alla questione della carne. Fatalisti loro o paranoico io.

  5. ege010 ha detto:

    A mia moglie alcuni conoscenti giapponesi hanno detto che avevano smesso di comprare carne di manzo, e che avrebbero comprato solo pollo e maiale…

    Quello che intendevo dire con la questione paranoia e’ che a sentire molti giapponesi la soglia tra “sicurezza” e “insicurezza”, tra “pericoloso” e “sicuro” e’ piuttosto diversa da quella che mediamente percepivo in Italia. Non parlo solo del problema radiazioni, intendiamoci, ma del sentire generale. Appena siamo arrivati in Giappone, alcuni amici giapponesi ci raccontavano (convinti) di come Osaka fosse la citta’ piu’ pericolosa del Giappone e il quartiere dove abitavamo il piu’ pericoloso di Osaka… ma a noi il piccolo e tranquillo paese in provincia dove vivevamo in Italia e’ sempre sembrato molto piu’ pericoloso.

    Recentemente un’abitante di Kyoto ci ripetuto la questione di “Osaka pericolosa”: quando le abbiamo chiesto perche’, ci ha risposto “perche’ gli abitanti di Osaka quando parlano sembra che stiano sempre litigando” (no comment)

    Secondo me questo atteggiamento puo’ essere tranquillamente trasportato anche ad altri aspetti della vita giapponese, inclusi i controlli sugli alimenti.

    Poi forse sono io che vedo la questione con occhi diversi, da quando sono stato in Cina e Vietnam: ho temuto piu’ per i miei polmoni mentre ero immerso nello smog di Pechino che per le radiazioni eventualmente trasportate tra Fukushima e Osaka; e non faccio commenti sull’igiene e la sicurezza alimentare del Vietnam, anche perche’ preferisco non ricordare ;)

    Sia chiaro, con questo non voglio sminuire il problema radiazioni, e come potrebbe svilupparsi in futuro, ma per il momento non mi sembra ci sia da preoccuparsi (almeno per chi non vive in prossimita’ delle centrali).

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