Ancora il Mago di Oz



Ed eccoci di nuovo nel magico mondo creato da Baum e popolato da personaggi improbabili e spesso odiosi.
Avendo già parlato abbastanza male del terzo volume della serie, mi sono chiesto a più riprese perché continuo a proseguire nella lettura dei libri di Oz e perché ne scrivo addirittura sul blog, quando ci sono autori “fantasy” (in senso lato) che amo molto più di Baum (Lord Dunsany, William Morris, Hans Bemmann). Non sono il tipo che legge libri solo per poi spalarci merda sopra: è un’attività divertente e di moda ultimamente, ma non ne ho il tempo.
Ho trovato alcuni motivi: l’idea surreale dietro a personaggi e ambientazioni mi piace, anche se la coerenza interna spesso latita e i wtf si sprecano in più parti. Inoltre è un universo noto a tutti da una parte (chiunque conosce il Mago di Oz) e quasi sconosciuto dall’altra (i volumi successivi al primo, a eccezione di Ozma di Oz, non sono mai stati pubblicati in Italia) quindi lo trovo un argomento curioso. E poi il blog è mio e insomma cazzi miei.

Nel quarto libro, “Dorothy and the Wizard in Oz”, assistiamo al ritorno sulle scene del caro vecchio mago di Oz.
Di ritorno dall’Australia (dove era arrivata alla fine del capitolo precedente) Dorothy si trova dalle parti di San Francisco per visitare dei conoscenti prima di tornare nel suo caro Nebraaaaska (no era il Kansas, ma il Nebraaaska mi piace di più). Un improvviso terremoto però apre una enorme voragine sotto i suoi piedi e Dorothy viene inghiottita nelle viscere della terra insieme al suo amico Zeb, al cavallo Jim e al gatto Eureka (ottimo nome per un gatto).
Le forze della natura devono avercela a morte con Dorothy: nel primo libro un uragano, nel terzo una tempesta e relativo naufragio e ora un terremoto (nel secondo ricordo che il suo personaggio non c’è).
Anche stavolta purtroppo non si sfracellerà, ma giungerà nella terra dei Mangaboos, e poco dopo anche Oz sopraggiunto in mongolfiera si unirà alla brigata. Da qui attraverso varie peripezie passeranno nella valle delle voci, nella terra dei Gargoyles, nella caverna dei draghetti per giungere infine a Oz.
Senza rivelare troppo della trama, voglio fare alcune osservazioni.

Questo libro è, dei tre seguiti al Mago di Oz che ho letto, quello ho preferito.
Per cominciare le ambientazioni sono tra le più surreali incontrate finora. Interessanti soprattutto i Mangaboos, vegetali dall’aspetto umano che nascono sugli alberi e poi a maturazione (ovvero adulti) vengono staccati e si inseriscono nella società. Non sono “buoni”. Non sono neanche “cattivi”, ma hanno la fastidiosa abitudine di voler eliminare qualunque cosa troppo diversa da loro per cui hanno un che di inquietante. Essendo vegetali, ma in forma identica a quella umana e sessuati, mi sono chiesto se le donne avessero la patata. Ma poi mi sono detto che sciocco sono vegetali, ce l’avranno di sicuro!

La combriccola di sciroccati è sopportabile, cosa non scontata quando si ha a che fare con Baum. Dorothy andrebbe sempre presa a schiaffi, ma gli altri riescono a non rendersi odiosi come invece spaventapasseri e uomini di latta vari. Oz mi ha lasciato un po’ interdetto: che fosse un semplice imbroglione e non un vero mago si sapeva, ma nel primo libro aveva comunque una sua autorevolezza, qui invece pare di avere davanti mago do Nascimento.
Zeb poteva essere interessante, in quanto primo compagno umano dei viaggi allucinogeni di Dorothy. Purtroppo però è completamente piatto, zero personalità. Non che mi aspettassi Thomas Covenant l’incredulo (con tanto di stupro di qualche Mangaboo), ma si poteva fare di meglio. Jim e Eureka mi sono piaciuti abbastanza (soprattutto il primo) e meritano un discorso a parte.

"Eureka... ma non è che siamo finiti in un libro di merda no?" "Uhm..."

Quando il gruppo arriva a Oz le cose tra Eureka e Jim da una parte e i vecchi personaggi dall’altra non vanno proprio lisce e Baum ci concede una pausa dal volemose bene a cui ci ha abituato finora. I primi problemi si verificano tra Eureka e Billina (la gallina parlante del terzo libro) già appena arrivati

Around Billina’s neck was a string of beautiful pearls, and on her legs were bracelets of emeralds. She nestled herself comfortably in Dorothy’s lap until the kitten gave a snarl of jealous anger and leaped up with a sharp claw fiercely bared to strike Billina a blow. But the little girl gave the angry kitten such a severe cuff that it jumped down again without daring to scratch.
“How horrid of you, Eureka!” cried Dorothy. “Is that the way to treat my friends?”
“You have queer friends, seems to me,” replied the kitten, in a surly tone.
“Seems to me the same way,” said Billina, scornfully, “if that beastly cat is one of them.”
“Look here!” said Dorothy, sternly. “I won’t have any quarrelling in the Land of Oz, I can tell you! Everybody lives in peace here, and loves everybody else; and unless you two, Billina and Eureka, make up and be friends, I’ll take my Magic Belt and wish you both home again, IMMEJITLY. So, there!”
They were both much frightened at the threat, and promised meekly to be good. But it was never noticed that they became very warm friends, for all of that.

Ma il meglio lo da Jim nel suo incontro col Sawhorse, il Leone codardo e la Tigre Affamata. Jim se la tira in quanto cavallo vero, l’unico in tutta Oz, ma il Sawhorse si rivela sempre un gran personaggio, ingenuo al punto da sembrare che in realtà stia prendendo per il culo Jim. La Tigre Affamata aveva fatto la sua comparsa in Ozma di Oz: è una bestia perennemente affamata di bambini e agnellini, costretta però dalla sua coscienza a trattenersi da divorare le persone che gli capitano sotto tiro (alquanto inquietante). Lo scambio di battute tra lei e Jim sembra quello tra due bulletti di periferia.

“Is not the Real Horse a beautiful animal?” asked the Sawhorse admiringly.
“That is doubtless a matter of taste,” returned the Lion. “In the forest he would be thought ungainly, because his face is stretched out and his neck is uselessly long. His joints, I notice, are swollen and overgrown, and he lacks flesh and is old in years.”
“And dreadfully tough,” added the Hungry Tiger, in a sad voice. “My conscience would never permit me to eat so tough a morsel as the Real Horse.”
“I’m glad of that,” said Jim; “for I, also, have a conscience, and it tells me not to crush in your skull with a blow of my powerful hoof.
If he thought to frighten the striped beast by such language he was mistaken. The Tiger seemed to smile, and winked one eye slowly.
“You have a good conscience, friend Horse,” it said, “and if you attend to its teachings it will do much to protect you from harm. Some day I will let you try to crush in my skull, and afterward you will know more about tigers than you do now.

Ooooooh volano minacce! :D Finalmente! Sangue, spranghe, violenza!

Arriveranno finalmente alle mani (o alle zampe) dopo la gara tra Jim e il Sawhorse, in cui il primo verrà bellamente umiliato.

I am sorry to record the fact that Jim was not only ashamed of his defeat but for a moment lost control of his temper. As he looked at the comical face of the Sawhorse he imagined that the creature was laughing at him; so in a fit of unreasonable anger he turned around and made a vicious kick that sent his rival tumbling head over heels upon the ground, and broke off one of its legs and its left ear.
An instant later the Tiger crouched and launched its huge body through the air swift and resistless as a ball from a cannon. The beast struck Jim full on his shoulder and sent the astonished cab-horse rolling over and over, amid shouts of delight from the spectators, who had been horrified by the ungracious act he had been guilty of.
When Jim came to himself and sat upon his haunches he found the Cowardly Lion crouched on one side of him and the Hungry Tiger on the other, and their eyes were glowing like balls of fire.
“I beg your pardon, I’m sure,” said Jim, meekly. “I was wrong to kick the Sawhorse, and I am sorry I became angry at him. He has won the race, and won it fairly; but what can a horse of flesh do against a tireless beast of wood?”

"Aò, 'a Jim, nun fa tanto lo sgarzellino eh"

Eureka ancora ci dà la possibilità di conoscere l’inquietante sistema giudiziario di Oz: accusato di essersi pappato il maialino da compagnia di Ozma viene sottoposto a processo. Qui capiamo alcune cose:
– non vi è divisione tra potere giudiziario, esecutivo e legislativo a Oz (potevamo immaginarlo). Ozma, parte offesa, ha addirittura il ruolo di giudice, che io personalmente non le affiderei MAI, data la sua sprovvedutezza (palese anche in questa occasione).
– a Oz esiste ancora la pena di morte e a somministrarla è l’Uomo di Latta con la sua scure. Visto? Dici tanto buon cuore buon cuore e invece è il boia. L’Uomo di Latta tra l’altro ha anche il ruolo di difensore di Eureka che però poi dovrebbe uccidere se si rivelasse colpevole. WTF.
– i processi sono sommari e imbarazzanti per la loro superficialità. Esiste un solo grado di giudizio.

Insomma meglio stare MOLTO attenti quando si va a Oz, perché se stai sulle palle a Ozma puoi passare brutti guai.

Infine Spaventapasseri e uomo di Latta sono i soliti pirla, ma meno insopportabili dei libri passati. Il primo durante il processo mi ha strappato anche una risata.

“Your Royal Highness and Fellow Citizens,” he [il Woogle Bug, che fa da pubblica accusa ndTonari] began; “the small cat you see a prisoner before you is accused of the crime of first murdering and then eating our esteemed Ruler’s fat piglet—or else first eating and then murdering it. In either case a grave crime has been committed which deserves a grave punishment.” [grave-grave… babba bia ndTonari]
“Do you mean my kitten must be put in a grave?” asked Dorothy.
“Don’t interrupt, little girl,” said the Woggle-Bug. “When I get my thoughts arranged in good order I do not like to have anything upset them or throw them into confusion.”
“If your thoughts were any good they wouldn’t become confused,” remarked the Scarecrow, earnestly. “My thoughts are always—”
“Is this a trial of thoughts, or of kittens?” demanded the Woggle-Bug.
“It’s a trial of one kitten,” replied the Scarecrow; “but your manner is a trial to us all.”

Tra i difetti possiamo annoverare i deus ex machina tipici della serie (ha sempre troppo culo sta Dorothy) e l’incoerenza di alcune ambientazioni (vedi la valle delle voci), troppa anche per un romanzo fantastico. Comunque niente che non si sia già visto nei romanzi precedenti: se siete arrivati fin qui sapete bene o male cosa aspettarvi. La trama in sé lascia il tempo che trova e si riduce sostanzialmente a “Dorothy e i suoi devono andare dal punto A al punto B”.

In conclusione? In conclusione un episodio passabile, un po’ più scanzonato dei precedenti. Certo un libro per bambini di 100 anni fa, ma capace di strapparmi un lungo post sul Mainichi. Diciamo 5.5/10 e con Dorothy ci si rivede alla prossima, a Road to Oz.

"Cioè? Farai altri post su sta roba?? Non famo scherzi eh!"

1 commento
  1. maurag ha detto:

    Buongiorno,
    mi chiamo Monica Guido e vi scrivo per informarvi che ho tradotto e pubblicato il

    seguito de “Il mago di OZ” di L. F. Baum, con le illustrazioni originali di John R.

    Neill.
    Ho realizzato un ebook in pdf con alcune delle più belle illustrazioni del libro da

    colorare.
    Se desiderate, potete pubblicare sul vostro sito il link da cui scaricarlo

    gratuitamente: http://hotfile.com/dl/134026970/d2fe327/Da_colorare_demo.pdf.html

    Distinti saluti

    Monica Guido

    http://ilmeravigliosopaesedioz.blogspot.com

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