Nanpa DOC

Premessa: per quei pochi all’ascolto che ancora non sanno cosa sia il nanpa, tale parola indica l’abbordaggio, il beccare, solitamente ragazze da parte di ragazzi. Il contrario, quando cioè ci prova la donna, viene detto gyakunan, da gyaku “contrario” e nan di nanpa, nanpa al contrario. Mi dicono ne sia stato avvistato uno a Sannomiya anni fa, ma data l’intraprendenza delle giapponesi molti ritengono sia solo un evento leggendario come il diluvio universale e la costruzione della torre di Babele.

Premessa 2: il nanpa di cui parlo non riguarda me.

Cominciamo.

L’altra settimana sono andato al mare e già qui si potrebbe aprire una prima parentesi sui giapponesi e il loro rapporto con la spiaggia.
E’ incredibile come i giapponesi riescano a creare delle tacite regole anche quando non c’è bisogno di nessuna regola: in Giappone si va al mare da metà a luglio a fine agosto (31). E basta. Al di fuori di questi periodi le spiagge sono semideserte (e molti dei pochi sono stranieri). La stessa idea di andare suona alle loro orecchie quantomeno bizzarra (“Ancora è freddo” ti dicono, “Forse in Siberia” pensi tu). Va bene che c’è la stagione delle pioggie che rompe un po’ l’estate oltre che i maroni, ma vedi che il fine settimana ci son quasi 30 gradi e che fai, non vai? No evidentemente.
Sorvoliamo su altri argomenti quali le ragazze che vanno in spiaggia vestite perché si vergognano (pessime, questione già affrontata in passato) e quelle che tacco alto e trucco sembra stiano andando a battere (l’italiano effettivamente qui rischia un po’ l’infarto, ne riparleremo magari quando sarà stagione) se no divaghiamo troppo.

Insomma sono andato al mare ed eravamo in tre, due ragazzi e una ragazza, tutti italiani. I locali sulla spiaggia che tra un paio di mesi brulicheranno di vita non erano ancora nemmeno in piedi, c’erano giusto le ruspe (ogni anno vengono tirati su e poi smontati a settembre). Ci siamo piazzati coi nostri asciugamani in un punto vista mare a sud e vista cellulite germanica a est. Ragazzi, niente contro le tedesche, ne conoscevo una veramente bellina alla Keio, ma mi ero davvero dimenticato di quanta buccia d’arancia potesse esistere su un sedere femminile. Dovete infatti sapere che le giappe, anche magari quelle non proprio in forma, quanto a cellulite hanno raramente grossi problemi. Il perché è un mistero al vaglio di una apposita commissione, ma gli studi non progrediscono molto a causa della dovizia con cui vengono raccolti i dati. Diciamo che si è troppo impegnati a “toccare con mano il problema”.
Ma sto nuovamente divagando.

Le tre teutoniche di cui sopra sono state abbordate da tre giapponesi, non vi stupite, i giappi son timidi, ma al mare non è infrequente che succeda. Ho potuto dunque nuovamente ammirare la finezza con cui gli indigeni avvicinano le ragazze.
Il giapponese infatti:

– si avvicina
– scambia due chiacchiere con le tipe per vedere che aria tira

E fin qui niente di diverso, ma ora la strada si biforca. Un italiano con una certa dignità dopo un po’ si toglie. Il giapponese invece

– si piazza lì.

Quando dico “si piazza lì” intendo proprio che il tamarro di turno anche se non cagato di striscio dalle povere malcapitate si ferma, si siede, magari comincia a prenderti le cose, il giornale, il libro e via così. Io non so se ciò vuole essere un fare finta di non capire oppure un non capire veramente che si stanno scassando le balle.
E può andare avanti per delle mezzore. Nel nostro caso  il tentativo si è concluso con l’arriva di altre tre giappine, ben più belline, ma anche un po’ più rincoglionitine, conquistate dal fatto che sti tre avessero delle moto d’acqua, su cui sono state portate a spasso con gridolini estasiati e risatine eccitate. Il cambio di obbiettivo è stato comunque un voltafaccia memorabile, con le tetesche dimenticate da un secondo all’altro, per loro immagino sollievo.

Alla fine comunque neanche ste tre gliel’hanno data: dopo un paio di giri e i brokers di questa parte della spiaggia che davano a 1.55 la buona riuscita del nanpa, le tre giappe se ne sono andate via bellamente con tanti saluti, segno che forse proprio sceme non erano o magari che ai tre puzzava l’alito, il che spiegherebbe molte cose.

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8 commenti
  1. Akanishi au Québec ha detto:

    perché dopo il 31 agosto c’è pieno di meduse, mi ha detto una volta una giappina.

    Cmq di gyakunan ne ho visto, che cavoli, a momenti me lo facevano anche a me (ma la giappina era nettamente ubriaca)

  2. Tonari ha detto:

    Motivo in più per andarci prima.

    Ah ebbravo Akanishi e io che pensavo tutto casa e templio, racconta racconta…

  3. Si, in effetti i giapponesi non vanno con il caldo o il freddo a livello tangibile, ma a livello teorico. E’ agosto? Un mese in cui si suppone faccia caldo? Quindi si va a mare. Un poco come quando a calendario scatta la primavera e tutti i giapponesi lasciano i cappotti, le sciarpe e la roba pesante in generale tenuta addosso fino al giorno prima, per passare ad abiti leggeri ed aperti. Anche se fa un cazzo di freddo tale e quale o peggio del giorno prima. Beh, ma e’ primavera, e’ il tempo che sbaglia, mica loro. Ad ogni modo “samuuuui”.
    Un approccio che ho visto performare dai giapponesi e’ anche quello sotto presenta ebrezza. Fanno finta di essere ubriachi per conquistare licenze tattile addosso alle tipe. Ovviamente si scusano mentre continuano a buttare le mani un poco ovunque. Guilty&Sex. Se calcoli la derivata seconda della faccia del giapponese di turno in questo caso, come risultato ti esce un cazzo.

  4. Akanishi au Québec ha detto:

    ma c’è tutto nel blog, è stato quella volta che sono andato allo Yellow a reggere il moccolo con la malese e il tipo

  5. Akanishi au Québec ha detto:

    atsu! ma qua col live traffic feed siamo proprio al grande fratello

  6. Akanishi au Québec ha detto:

    nooo fatica andate a ripescarvelo nella parabola malaysiana se proprio avete voglia di leggerlo, io devo andare a stendere i panni

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