A Takasago

E così niente, come ho detto tra pochi giorni lascerò il Giappone (ieri cena di addio – che brutta parola – con i colleghi) e preso un po’ dalla malinconia ho composto questa poesia in onore della città che mi ha ospitato in questi anni.

A Takasago

Ne mai più toccherò la sacra mansion
ove l’italico salaryman giacque,
Takasago mia, che te specchi nell’onde
del Mare Interno ove nazione nacque

Nipponia, e fea quelle isole feconde
di giappina, ch’a noi sempre piacque
lo tsuyu e le marroni sponde
le meduse nelle di Suma acque

cantò fatali, ed il diverso esiglio
per cui morto di patata e di sventura
baciò infine la sua pelosa Itaca Tonari.

Tu non altro che il blog avrai del figlio,
o adottiva mia terra; a noi prescrisse
il fato di ascoltare i Sepultura.

Ai posteri l’onere e l’onore di interpretare questi versi.

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5 commenti
  1. arisio ha detto:

    Oddio, quand’e’ che fai il commento su MISS MAINICHI? Che ‘sta poesia pare proprio frutto di libagioni dove il sushi era contorno al sake’…….

    A.

  2. ghj ha detto:

    cioè? spiegati meglio? è un addio?

    • Tonari ha detto:

      A chi? A Takasago? Spero di sì :D

  3. albino ha detto:

    Piu’ leggo “pelosa Itaca” e piu’ resto affascinato da questa poesia. E’ da due giorni che torno su questo blog per rileggere. Non il blog, non il post, ma solo l’espressione: “pelosa Itaca”.

    Sublime.

    • Tonari ha detto:

      Sapevo che qualcuno avrebbe colto le sottili sfumature di quel verso, non mi stupisce che tu sia stato tra quelli.

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